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Hooke

Fu uno scienziato versatile ed eclettico, tra i più grandi sperimentatori del XVII secolo; nacque nel 1635 a Freshwaker nell’isola di Wight, morì a Londra nel 1703.

Fece studi irregolari ma, avendo fin dalla prima giovinezza rivelato singolari attitudini meccaniche, fu nel 1662 nominato “curator of experiments” della Royal Society, di cui l’anno dopo fu fatto socio.

Fu assistente di Robert Boyle, col quale collaborò alla costruzione della pompa ad aria. La sua vita presso La Royal Society di Londra non fu facile; malgrado la stretta collaborazione con Boyle, ebbe infatti accesi diverbi sia con Huygens che con Newton, da lui accusati di essersi appropriati indebitamente dei suoi risultati sperimentali.

Nel 1665 gli fu assegnata la cattedra di geometria nel Gresham College di Oxford.

Dopo il grande incendio di Londra, avvenuto nel 1666, Hooke venne nominato topografo della città e progettò diversi edifici, tra i quali la Montague House e il Bethlehem Hospital.

Hooke anticipò alcune delle maggiori scoperte e invenzioni dell'epoca, ma non riuscì a portare a termine molte sue ricerche. Enunciò la teoria del moto planetario, che inquadrò come problema di meccanica, e intuì, anche se non sviluppò matematicamente, la teoria fondamentale sulla cui base Isaac Newton formulò la legge di gravitazione universale. Nel 1672 tentò di provare che la Terra si muove in un'ellisse intorno al Sole e sei anni dopo propose la legge del quadrato inverso sulla gravità per spiegare i movimenti del pianeta. Hooke scrisse a Newton nel 1679 richiedendo la sua opinione: "componendo i moti celesti dei pianeti di un movimento diretto dalla tangente inerziale (movimento inerziale) e un movimento attrattivo verso il corpo centrale... la mia supposizione è che l'attrazione è sempre proporzionalmente doppia rispetto alla distanza dal centro reciproco...".

Hooke sembrava incapace di dare una prova matematica alle sue congetture. Comunque chiese la priorità sulla legge del quadrato inverso e questo condusse a un'amara disputa con Newton che, di conseguenza, rimosse tutti gli accenni a Hooke dai "Principia".

Sono numerosissimi gli strumenti sperimentali e i dispositivi meccanici che egli ideò o perfezionò; tra essi lo scappamento a doppio bilanciere e quello ad ancora e l’applicazione delle molle a spirale ai bilancieri degli orologi. Appunto nella spiegazione di quest’ultimo dispositivo Hooke ha formulato la legge che va ancora oggi sotto il suo nome nella teoria dell’elasticità (1660).

Anche in altri casi da problemi strettamente meccanici assurse a geniali intuizioni speculative; ma l’irrequietezza con cui passava da un problema all’altro e forse anche lo scarso possesso di metodi matematici adeguati, gli impedirono di pervenire a risultati precisi e conclusivi.

Il microscopio composto da lui utilizzato presenta numerose innovazioni tecniche, come la creazione di un ingegnoso sistema di illuminazione, o la presenza di manopole per la messa a fuoco grossolana e sottile.

In ambito biologico, fu il primo ad osservare, mediante il microscopio composto, sottili fette di sughero e a descrivere piccole unità che chiamò "cellule". Raccolse le sue osservazioni nell'opera "Micrographia" , che pubblicò nel 1665, che costituì il fondamento della teoria cellulare.

Nelle sue ricerche di ottica abbozzò, in forma imperfetta, una teoria ondulatoria della luce, precorse la teoria dell’interferenza, osservò il fenomeno della diffrazione.

Inventò il cosiddetto barometro a ruota e discusse la possibilità di applicare le misure barometriche alle previsioni meteorologiche.

Ebbe per primo l’idea di misurare la gravità per mezzo delle oscillazioni del pendolo.

Anticipò l'invenzione del motore a scoppio e, nel 1684, descrisse un sistema simile al telegrafo.
Bibliografia: Enciclopedia Treccani

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Ultima modifica il 14/01/2008 ore 08:36 CET