La prima bottiglia di plastica di origine interamente vegetale per l’acqua minerale
Il caro petrolio e il fatto incontrovertibile che nell’arco di pochi anni dobbiamo trovare a tutti i costi i suoi sostituti sta facendo correre la ricerca. Leggete bene questa notizia e poi fatemi sapere cosa ne pensate.
“La prima eco-bottiglia in arrivo sul mercato
Dopo gli ottimi risultati della sperimentazione, sarà presto in vendita la prima bottiglia di acqua minerale realizzata con Ingeo ™ una plastica naturale derivata al 100% dalle piante.
Sarà Sant’Anna, marchio leader di Fonti di Vinadio, azienda cuneese a capitale interamente italiano, a mettere in commercio, prima assoluta in Italia e prima al mondo rivolta al mass market, un’acqua minerale che utilizza una bottiglia realizzata interamente con una rivoluzionaria plastica naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anziché dal petrolio. Il progetto contribuirà a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e, grazie a processi manifatturieri più sostenibili, ad abbattere le emissioni di anidride carbonica, la causa principale dell’effetto serra.
Sostituendo il petrolio con una risorsa rinnovabile di origine vegetale, si impiega infatti il 67% di combustibili fossili in meno rispetto alle plastiche tradizionali.”
Per chi vuole saperne di più: cliccate su questo link. Nella pagina del sito dell’acqua minerale ci sono molti documenti interessanti ricavati dalla stampa locale e nazionale.
Alla prossima
Prof Seb
maggio 23rd, 2008 at 21:15
Non mi pare il caso di usare le piante per fare plastica, le piante servono per mangiare noi e gli animali. Se si fanno due conti si vede quanto terreno serve per fare plastica e con la crisi del cibo che c’è non è il caso di sprecare terreni. Comunque vorrei i numeri e non impressioniL: quanti ettari per sostituire tutte le bottiglie di acqua minerale?
maggio 23rd, 2008 at 21:54
Ciao a tutti,
rispondo 1 attimo a Sandro kensan: l’ultimo anno sono state prodotte, a scopo bioplastica, in Inghilterra, 200.000 tonnellate di bioplastica, ottenute da 350.000 tonnellate di vegetali. Pensa che le tonnellate destinate, sempre mantenendo il Regno Unito come campio, a scopo alimentare sono più di 28.000.000.000 !! Cioè alla plastica di dedicano, in percentuale, l’1,2% del totale, quindi molto poco!
Comunque è anche vero che, biodegradandosi, producono metano ke è inquinante.
Comunque credo che ci sia una soluzione molto più semplice, che non comporta inquinamento: bere l’acqua del rubinetto, che è ormai più pulita e più controllata delle acque in bottiglia. Così non dovremmo neanche porci questi problemi!
Grazie per l’attenzione
maggio 23rd, 2008 at 21:56
scusate, ho sbagliato!! sono 28.000.000 di tonnellate in Inghilterra, comunque il calcolo è giusto.
Ciao ciao
maggio 28th, 2008 at 16:26
Secondo me un modo più semplice di quello di usare le piante per costruire queste bottiglio,sarebbe quello di usare sempre le bottiglie di vetro,in modo che si possano sempre riempire,o addirittura,un altro modo,sarebbe quello di prendre l’acqua proprio dal ribinetto,che ormai,quasi ovunque è potabile.Bisogna dire che se però hanno fatto questa invenzione ci sarà un motivo,quindi non si può di sicuro criticarla.Questo è il mio pensiero.
maggio 30th, 2008 at 14:52
Secondo me sarebbe più che giusto usare delle plastiche naturali e ora vi dico il perchè,
il tempo di decomposizione è di qualche mese in compostaggio contro i 1000 richiesti dalle materie plastiche. Le plastiche bio attualmente sul mercato sono composte di amidi o loro derivati e, oltre ad essere organiche col vantaggio della biodegradabilità, hanno il pregio di non rendere sterile il terreno sul quale vengono depositati. Ciò consente di ricavare concime fertilizzante dai contenitori bio e di impiegarli in pellicole per l’agricoltura e per le serre.
I vantaggi di un materiale “biologico” sono:
È un’alternativa a riciclaggio e reimpiego senza compiti ulteriori per i consumatori: i rifiuti bio teoricamente possono essere depositati tutti in discarica data la loro rapida biodegradabilità. L’impatto ambientale di tale scelta di smaltimento è inferiore sia alla termovalorizzazione di rifiuti bio sia al compostaggio, in termini di energia richiesta ed emissioni dei processi.
Riduce gli oneri di gestione dei rifiuti nel caso in cui i materiali bio inizino a sostituire vetro, plastiche e rifiuti riciclabili; ovvero nel caso in cui produttori di generi alimentari utilizzino materiali bio per gli imballaggi e i produttori di plastiche immettano in commercio plastiche biodegradabili. Ciò consente di diminuire i contenitori dei rifiuti sul territorio e i costi logistici di deposito.
Biodegradabilità e decomposizione naturale in un tempo trentennale.
Producibilità di concime in quanto la sostanza è fertilizzante.
Minori emissioni di fumi tossici nel caso di incenerimento.
Igiene dei contenitori alimentari: in particolare le bevande corrodono col trascorrere del tempo parti della confezione e assorbono sostanze nocive di cui è composto il contenitore.
maggio 30th, 2008 at 17:30
Salve prof!!!La bottiglia vegetale è una bottiglia che rinnoverà in futuro la produzione delle bottiglie di plastica sia perchè combatterà il problema dei rifiuti, ma anche perchè essa potrà essere bruciata con più facilità.
In futuro vorrei che non si ripetesse più il problema dei rifiuti in Campania e sicuramente questa bottiglia è un piccolo mattone del muro che servirà per ridurre il continuo ammontare dei rifiuti!
Il progetto della bottiglia vegetale sembra che voglia essere ripetuto anche x altri materiali plastici,solo che tra dire e il fare c’è sempre in mezzo il mare che in questo caso equivale agli anni…
Grazie x l’attenzione.
Nidasio lorenzo 2A
dicembre 17th, 2008 at 17:21
Il progresso industriale ed economico del nostro pianeta deve avere obiettivi riscontri di sostenibilità e senza pregiudizio per l’ambiente. In questa direzione, senza affermare niente di nuovo, l’industria plastica nel suo complesso – quella petrolchimica, i costruttori di macchinari per la trasformazione e gli stessi utilizzatori – si è impegnata (anche e soprattutto, forse, economicamente) negli ultimi anni per studiare formule e processi di sempre minor ridotto impatto ambientale. Gli studi sul campo, l’eco-bilancio ecc. sono entrati a pieno titolo nelle logiche aziendali del settore
La lavorazione della plastica, dal canto suo, genera emissioni in atmosfera inferiori del 70%, così come il rilascio di acque reflue è inferiore del 96%. Per quanto riguarda l’alternativa dei polimeri biodegradabili non c’è convinzione o predisposizione da parte dell’industria, senza considerare che la relativa produzione e impiego ha degli svantaggi che superano i benefici; l’allusione riguarda soprattutto la contaminazione delle altre materie plastiche presenti nei flussi postconsumo da inviare al riciclaggio e, conseguentemente, i problemi che ricadrebbero sul relativo comparto industriale.
Grazie alle leggi e ai regolamenti sull’ambiente, oltre che alle richieste dei consumatori di prodotti ecocompatibili, incominciano a diffondersi sul mercato i polimeri biodegradabili. Gli attuali polimeri biodegradabili sono progettati o per degradare biologicamente o per fotodegradare o per degradare chimicamente, a seconda del tipo di ambiente che incontrano dopo l’uso. Idealmente, i percorsi di degradazione dovrebbero sfociare nella bio-conversione del polimero in biossido di carbonio (aerobica) o di biossido di carbonio / metano (anaerobica) e in biomassa. Tuttavia, la totale biodegradabilità può verificarsi solo quando questi materiali sono smaltiti correttamente in un sito di compostaggio (lavorando a temperature di 60-70°C). Le bioplastiche,inoltre, alimentano l’attuale crisi alimentare perché la loro coltivazione sottrae terreni prima destinati alle colture per il consumo umano e pertanto contribuiscono alla crisi globale dei prezzi alimentari.
La ECM BioFilms Inc è stata fondata nel 1998 per sviluppare e mettere su mercato una nuova tecnologia, che consente ai produttori di manufatti in plastica di offrire prodotti biodegradabili a prezzi davvero competitivi pur avendo le stesse proprietà meccaniche delle plastiche non-degradabili. Questa tecnologia si basa su un additivo che, combinato ad una percentuale minima dell’1% alle resine plastiche tradizionali, rende il prodotto finale completamente biodegradabile pur mantenendo le proprie caratteristiche.
La tecnologia riguarda un additivo che, combinato in piccole quantità con una qualsiasi resina plastica, rende i prodotti biodegradabili pur mantenendo intatte le proprie caratteristiche meccaniche. Questo additivo è venduto come ECM MasterBatch Pellet, distribuito in esclusiva da ITALCOM.
giugno 4th, 2010 at 21:29
Scusate se mi intrometto nella discussione ma qualcuno saprebbe dirmi qualcosa riguardo le eco bottiglie della tupperware? Una venditrice insisteva nel vendermi la bottiglia con caratteristiche in grado di migliorare ed alleggerire l’acqua del rubinetto contenuta in essa!
Esistono veramente dei carboni attivi in grado di filtrarne l’acqua? e se si come posso durare in una semplice bottiglia che con presenta alloggi per ricariche o quant’altro ? Grazie