I grandi disastri ambientali
OK, ci siamo, si riparte.
Il nostro blog è stato in silenzio per molto tempo, torniamo da oggi a dargli vita.
Come vi avevo promesso partiamo con la mappatura dei disastri ambientali … e non solo!
In questa pagina trovate il planisfero tratto da GoogleMaps. Per ora è vuoto, in attesa delle vostre segnalazioni.
Che cosa dovete fare?
Semplicissimo.
1) Cominciate a chiedervi quali sono stati i disastri ambientali più importanti causati dall’uomo.
2) Sceglietene uno, tenendo conto anche delle segnalazioni precedenti dei vostri compagni
3) Raccogliete i seguenti dati: data dell’evento, cause, effetti, quantificazione dei danni e coordinate geografiche (ci servono per attivare la segnalazione sulla mappa)
4) Scrivete il tutto come commento a questo post.
Io e mio marito ci occuperemo di inserire la segnalazione sulla mappa.
Alla fine dell’anno faremo il punto della situazione!
Buon lavoro ![]()
Prof. Seb
Tags: ambiente, Disastri ambientali, inquinamento, inquinamento del mare, inquinamento del suolo, inquinamento dell'aria, ricerche di geografia, ricerche di scienze, riscaldamento globale, situazione dell'ambiente, tutelare l'ambiente
febbraio 10th, 2009 at 21:55
Uno dei più gravi disastri ambientali (forse addirittura il più grande) è il disastro di Cernobyl: il 26 aprile 1986 un reattore della centrale nucleare della cittadina di Cernobyl (Ucraina, ex URSS) esplose a causa di un aumento improvviso di pressione.
Dalla centrale fuoriuscì una nube tossica gigantesca, che arrivò a contaminare, seppur in forma più leggera, anche Finlandia e Scandinavia.
Secondo i dati ufficiali, sul colpo morirono 65 persone. Ma la vera strage dipese dalle conseguenze della radioattività: nonostante l’evacuazione di circa 350.000 persone, a seguito dell’esploosione morirono (e tuttora muoiono) perlopiù a causa di tumori e leucemie, dovuti alle radiazioni tossiche, un numero imprecisato di persone: le autorità russe affermano 4.000, l’UE circa 50.000, mentre Greenpeace attesta il numero sui 6.000.000!
Fatto sta che tuttora, nelle zone limitrofe al disastro e dai discendenti dei sopravvissuti, continuano a nascere bambini con gravissime malformazioni fisiche e mentali.
Tuttora, sono rimasti radioattivi (a vari livelli) circa 230.000 kmq di area (per farci un’idea, circa 9 volte la superficie del Piemonte!).
Il disastro di Cernobyl fu il più noto. Forse, al di là della Cortina di Ferro dell’ex Unione Sovietica, accaddero altre di questi incidenti, non lo sapremo mai.
Altri disastri seguirono a Cernobyl in tempi anche molto vicini, e questo (spero) dovrebbe bastare anche a spegnere i più caldi desideri di energia nucleare che alcuni dei nostri politici hanno da poco rispolverato.
febbraio 10th, 2009 at 22:49
Ciao Matteo, mi mancano le coordinate.
Prof Seb
febbraio 11th, 2009 at 15:41
Le coordinate di Chernobyl, l’ “epicentro” del disastro, sono 51°16′ Nord; 30°13′ Est. Arrivederci!
febbraio 13th, 2009 at 13:12
Salve io volevo parlare del disastro della petroliera Haven.. L’11 aprile 1991 la petroliera haven carica di migliaia di litri di greggio si stava allontanando dal porto di genova voltri quando un incendio scoppiò sulla nave.. 5 delle persone presenti sulla nave (compreso il capitano) morirono sul colpo. L’incendio durò pre circa 3-4 giorni e fu denominato come il disastro più grande del mediterraneo e solo in giugno 2008 terminarono le operazioni di bonifica. Ora la petroliera Haven ospita parecchie specie della fauna marina ed è punto di immersioni subacquee. le coordinate geografiche dell’incidente sono:+44°22′3” nord, +8°42′ 1”est
Arrivederci e alle prossime info..
febbraio 14th, 2009 at 21:43
Ok! Adesso sembra funzionare. Devo fare ancora un po’ di modifiche.
Qualcuno di voi è in grado di disegnare (magari al computer) delle icone per segnare il tipo di disastro che è avvenuto? La dimensione è limitata, meglio se in formato png o bmp poi le adatto io.
Sotto con i dati!
febbraio 15th, 2009 at 14:32
60°35′13″N 147°01′09″W……. considerato da molti il peggior disastro ambientale della storia. il 24 marzo del 1989 la super petroliera Exxon Valdez si incagliò nello stretto di Prince Williams in Alaska. la buona notizia è che sul posto, secondo recenti indagini, resta una quantità assai ridotta di petrolio, per lo più in forma ridotta o collocata in profonde fratture impossibili da raggiungere. anche se sono stati analizzati 700 campioni prelevati nei 25 siti contaminati nel 1989, Greenpeace chiede ancora un pò di tempo prima di dichiarare lo stato di emergenza conclusa.
febbraio 15th, 2009 at 15:09
Una delle tragedie di Italia fu quella del Vajont.
Il 9 ottobre del 1963 alle ore 22:39 una frana nella diga del Vajont fece si che un’onda gigantesca si abbattesse sul territorio provocando più o meno 2.000 vittime.
Il territorio ebbe un grosso cambiamento : la vegetazione venne asportata e le opere umane distrutte.
Il bacino del Vajont si divise in 3 parti : un lago di dimensioni considerevoli,oggi conosciuto con il nome di “ lago di Erto” e altri due più piccoli. Il lago di Erto diminuì di dimesione ma il livello dell’acqua salì di 12 metri, arrivando a 712 metri d’altezza con un volume maggiore di 20 milioni di metri cubi.
I danni materiali sono enormi : basti pensare che prima le abitazioni erano 1.225 e dopo il 9 ottobre solo 552.
L’onda in una decina di secondi generò uno spostamento in orizzontale di circa 350-380 metri e lungo la superficie di scivolamento di circa 450-500 metri.
La pressione idraulica spinse quest’onda di circa 50 milioni di metri cubi che raggiunse quota 930 metri prima di riversarsi sulla valle.
La ricostruzione del paese fu immediata grazie alla forte solidarietà di Enti e Associazioni e al volontà della popolazione. Per queste necessità lo Stato ha stanziato circa 1.800 miliardi (di lire),di cui buona parte è stata impegnata anche al di fuori delle aree distrutte.
Il grosso (61%) è stato impiegato nella ricostruzione e nel successivo sviluppo industriale (aree industriali attrezzate e contributi alle aziende); il residuo per le opere pubbliche (24%), per la gestione dell’emergenza (6%), la ricostruzione delle abitazioni (5%), l’integrazione ai bilanci comunali (4%).
Il caso del Vajont ha prodotto centinaia di pubblicazioni, tra cui negli ultimi anni:
VASTANO LUCIA, Vajont l’onda lunga. 1963-2003 quarant’anni di tragedie e scandali, Simbad Press, Milano 2003
DI BENEDETTO ELISA, La diga di carta. Giornali e giornalisti sul Vajont, Civiltà dell’Acqua, Mogliano Veneto (TV) 2004.
PITTARELLO BRUNO, Vajont. Ottobre 1963, Cierre Edizioni, Sommacampagna (VR) 2004.
MASÈ GIOVANNI, SEMENZA MICHELE, PAOLO, PIETRO, TURRINI MARIA CHIARA … ET ALTRI (a cura di), Le foto della frana del Vajont. La scoperta dell’antica frana – Le fotografie e gli studi geologici di Edoardo Semenza, Franco Giudici e Daniele Rossi prima e dopo la catastrofe del 9 ottobre 1963, (allegati 1 CD-ROM e n. 3 tav. tecniche), k-flash, Ferrara 2004.
REBERSCHAK Maurizio, Per un archivio diffuso del Vajont. Inventari e documenti degli archivi del processo penale e della Commissione parlamentare d’inchiesta, Estratto da “Protagonisti”, n. 86, giugno 2004, ISBREC, Belluno 2004.
MARTINELLI RENZO, Vajont, [Film DVD] + libro Vajont. La tragedia del Vajont raccontata dalla stampa dell’epoca, Valter Casini Editore, Roma 2004.
DEMICHELIS ODDONE, COLETTI MICAELA, TOFFOLO GUIDO, Psicologia dell’emergenza : il caso Vajont, L’Artistica editrice, Savigliano 2004.
VENTURINI BRUNO, OLIVIER GIANNI, da un’idea di ADRIANO CATTANI, Vajont … il giorno dopo, Editrice Elzeviro, Padova, 2005.
Oggi le foto più significative sono raccolte in diversi libri, due dei principali possono considerarsi:
• F. ZANGRANDO – B. ZANFRON, Memoria per il Vajont, Associazione Pro Loco di Longarone e Comune di Longarone, Arti Grafiche Tamari, Bologna, 1973
• B. ZANFRON, Vajont, 9 ottobre 1963. Cronaca di una catastrofe, Ed. Agenzia fotografica Zanfron, Belluno, 1998
Le coordinate sono di latitudine 46°8′49″56 N e longitudine 12°41′46″32 E.
Un saluto,Andrea Rizzo.
febbraio 16th, 2009 at 0:53
Salve a tutti, vorrei segnalare un “disastro ambientale” di proporzioni gigantesche avvenuto durante la I Guerra del Golfo (Iraq, 1990-91): gli iracheni, per “denunciare” il vero obiettivo della guerra (il petrolio) bruciarono migliaia di pozzi nel territorio del Kuwait. Inoltre, negli stessi anni, l’Iraq fu responsabile di scaricare intenzionalmente circa 11 milioni di barili di petrolio nel golfo Arabo, danneggiando più di 1.300 km di coste (circa 4 volte le coste liguri!), provocando un danno ambientale pari a 20 volte l’incidente della Exxon Valdez, la petroliera citata più su da Cardano.
Questa è, fra l’altro, un’ulteriore prova della dannosità della guerra, che colpisce tutto a 360°.
Essendo il petrolio mescolatosi in mare, non è indicabile un “punto preciso”. Le coordinate “sommarie” del golfo Arabo sono 26°54′17″N 51°32′51″ E.
Saluti a tutti!
febbraio 16th, 2009 at 20:16
Per Andrea Rizzo. La tragedia del Vajont non è propriamente un disastro ambientale. Con questo termine si indicano per lo più grossi problemi ambientali causati dall’attività umana che hanno provocato inquinamento cospicuo di suolo, acque e aria con conseguenze sulla catena alimentare e su piante, animali e uomo.
Ciao a tutti
Prof Seb
febbraio 16th, 2009 at 23:22
ciao prof…. una dom l uragano Katrina si conta??????
febbraio 17th, 2009 at 20:23
Per Alzati. Mi dispiace, l’uragano Katrina è una catastrofe naturale come qualsiasi terremoto, eruzione vulcanica, uragano, tornado o alluvione. Noi cerchiamo disastri ambientali causati non dalla forza della natura ma dall’attività umana.
A tutti buon lavoro
Prof Seb
febbraio 17th, 2009 at 23:12
Salve a tutti, vorei parlare del disastro di Seveso.
Il disastro di Seveso fu causato dalla fuga di un gas molto pericoloso, che oltre a intossicare la popolazione inquinò terreni e aria, a causa di questo molti animali vennero soppressi per diminuire il rischio di propagazione dagli animali infetti.
Il sabato del 10 luglio 1976 nello stabilimento della società ICMESA di Meda, vicino Seveso, un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, perse il controllo della temperatura e si scaldò oltre i limiti previsti, la causa fu probabilmente un arresto volontario della lavorazione, senza azionare il raffreddamento della massa, l’apertura delle valvole di sicurezza evitò l’esplosione del reattore ma l’alta temperatura causò una modifica della reazione con una massiccia formazione del gas; il gas venne rilasciato e trascinato verso sud dal vento in quel momento prevalente. Si è quindi formata una nube tossica che ha colpito Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. I primi sintomi dell’arrivo della nube tossica furono l’odore acido e le infiammazioni agli occhi. Anche se quel giorno non ci furono morti, circa 250 persone riscontrarono la cloracne (eruzione papulo-pustolosa che si manifesta in soggetti esposti all’azione prolungata del cloro e dei suoi derivati ad esempio la diossina), mentre gli effetti sulla salute generale sono ancora oggi oggetto di studi.
Le abitazioni comprese nella zona A, le più colpite dalla nube tossica, furono demolite e il primo strato di terreno venne rimosso. Gli abitanti della zona A vennero evacuati dopo ben 16 giorni e ospitati in apposite strutture alberghiere.
La zona A venne tutelata per impedire a chiunque di entrare.
Dopo 10 anni, in questa zona è sorto il “Bosco delle Querce”. Invece le zone B e la zona di rispetto furono tenute sotto controllo impedendo l’allevamento e la coltivazione. La popolazione venne avvisata dell’evento solo dopo 8 giorni.
Tra gli studi più recenti, si rileva come ancora a 33 anni di distanza dal disastro, gli effetti, misurati su un campione statisticamente ampio di popolazione, 1772 esposti ed altrettanti controlli, siano elevati ad esempio la probabilità di avere alterazioni neonatali ormonali conseguenti alla residenza in zona A delle madri è 6.6 volte maggiore che nei controlli e le alterazioni ormonali vertono sul TSH, la cui alterazione, largamente studiata in epidemiologia ambientale, è causa di deficit fisici ed intellettuali durante lo sviluppo.
febbraio 17th, 2009 at 23:14
Salve a tutti, vorrei parlare del fenomeno successo a Seveso:
Il disastro di Seveso fu causato dalla fuga di un gas molto pericoloso, che oltre a intossicare la popolazione inquinò terreni e aria, a causa di questo molti animali vennero soppressi per diminuire il rischio di propagazione dagli animali infetti.
Il sabato del 10 luglio 1976 nello stabilimento della società ICMESA di Meda, vicino Seveso, un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, perse il controllo della temperatura e si scaldò oltre i limiti previsti, la causa fu probabilmente un arresto volontario della lavorazione, senza azionare il raffreddamento della massa, l’apertura delle valvole di sicurezza evitò l’esplosione del reattore ma l’alta temperatura causò una modifica della reazione con una massiccia formazione del gas; il gas venne rilasciato e trascinato verso sud dal vento in quel momento prevalente. Si è quindi formata una nube tossica che ha colpito Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. I primi sintomi dell’arrivo della nube tossica furono l’odore acido e le infiammazioni agli occhi. Anche se quel giorno non ci furono morti, circa 250 persone riscontrarono la cloracne (eruzione papulo-pustolosa che si manifesta in soggetti esposti all’azione prolungata del cloro e dei suoi derivati ad esempio la diossina), mentre gli effetti sulla salute generale sono ancora oggi oggetto di studi.
Le abitazioni comprese nella zona A, le più colpite dalla nube tossica, furono demolite e il primo strato di terreno venne rimosso. Gli abitanti della zona A vennero evacuati dopo ben 16 giorni e ospitati in apposite strutture alberghiere.
La zona A venne tutelata per impedire a chiunque di entrare.
Dopo 10 anni, in questa zona è sorto il “Bosco delle Querce”. Invece le zone B e la zona di rispetto furono tenute sotto controllo impedendo l’allevamento e la coltivazione. La popolazione venne avvisata dell’evento solo dopo 8 giorni.
Tra gli studi più recenti, si rileva come ancora a 33 anni di distanza dal disastro, gli effetti, misurati su un campione statisticamente ampio di popolazione, 1772 esposti ed altrettanti controlli, siano elevati ad esempio la probabilità di avere alterazioni neonatali ormonali conseguenti alla residenza in zona A delle madri è 6.6 volte maggiore che nei controlli e le alterazioni ormonali vertono sul TSH, la cui alterazione, largamente studiata in epidemiologia ambientale, è causa di deficit fisici ed intellettuali durante lo sviluppo.
febbraio 18th, 2009 at 19:39
Giuseppe. Mancano le coordinate geografiche di Seveso. Il tuo intervento va bene ma lo devi completare se vuoi che venga segnalato sulla mappa.
Ciao a tutti
Prof Seb
febbraio 18th, 2009 at 22:18
le coordinate di Seveso sono 9° nord di longitudine e 45° est 7 di latitudine.
buona serata!!!!!
febbraio 18th, 2009 at 22:34
Salve prof.,
Io vorrei parlare dell’incidente della petroliera “Prestige”(partita da San Pietroburgo, e poi fermatisi in Lettonia per poi ripartire), del 13 Novembre 2002, che ancora oggi intacca la Spagna e il Portogallo. Alle ore 15:15 quando la petroliera si trovava a 50 Km, di distanza da Capo Finisterre, venne lanciato un S.O.S. a causa di un forte rumore a dritta che rilevava una fattura della parete, da cui entrava un getto d’acqua che colpiva i due serbatoi di destra. La causa di qusta frattura fu, addebitata ad una maercantile che nello stesso giorno aveva perso 200 tronchi, (17 metri di lunghezza, per 35 centimetri di larghezza), da questo danno, iniziava a fuoriuscire petrolio, che nel complesso aveva un valore di 60 mln di euro. Da qua iniziò lo studio sulle prime tattiche per evitare che la nave affondi, e si decide quindi, di allontanare la nave dalla costa con delle navi rimorchiatrici. Le successive indagini, dimostarono la mancanza di sicurezza sulla nave. Fino ad ora la quantità di petrolio persa, non era gravissima; ma lo diventò quando uno dei due serbatoi esplose liberando 63.000 tonnellate di petrolio. Intanto la nave affondò, e alle 8:00 del 19 Novembre si ebbe notizia della spaccatura in due della nave, e il precipitare della nave a 3850m di profondità. Da quest’evento le navi come la “Prestige” in quella zona vengono proibite, e il 2 Ducembre 2002, quando le macchie di combustibile si trovavano a 50Km di distanza dalla costa, il primo ministro Francese promise 50 mln di euro per la pulizia del mare. Il 12 Dicembre una riunione tra elementi importanti per il fatto, accettarono la pulizia dei resti della nave, attivando una metodica chiamata “estrazione per gravita”, (metodo con l’utilizzo di botti specifiche). In tutta questa storia vennero spesi 100mln di euro, e recuparati 2mln, dati dalla successiva vendita del petrolio recuparato. Sui fondali rimasero assieme alla nave 1000 tonnellate di petrolio, che per detto dei microbiologi verranno eliminati con un processo di biodegradazione. La cosa strana è che nel 2003 le coste delle zone interessate riportarono bandiere azzurre, (relative alla purità dell’acqua). Da ulteriori trattamenti di è calcolato che il processo di biodegradazione finirà attivamente nel 2020.
COORDINATE: 42°52′42. N 9°16′17. O
Arrivederci,
Claudio Farano 2^B
febbraio 18th, 2009 at 23:17
Claudio, controlla le coordinate per vedere se la posizione che ne risulta sulla mappa è esatta.
febbraio 18th, 2009 at 23:23
Travate.
El Prestige se hundió finalmente el 19 de Noviembre de 2002, a 130 Millas Náuticas al SO del Cabo Finisterre. (42º12`N 12º3`O)
Usate GoogleEarth per trovare le coordinate, è più facile.
febbraio 19th, 2009 at 16:00
Siamo in Giappone e precisamente nella città di Minamata dove, dal 1932 al 1968, l’ industria chimica Chisso Corporation rilasciò tonnellate su tonnellate di metilmercurio.
Questa sostanza chimica si disperse nelle acque, si accumulò sui molluschi e avvelenò i pesci della baia di Minamata e del mare Shiranui che, entrando nella catena alimentare di animali e uomini, causarono un avvelenamento massiccio da mercurio. I decessi continuaroro per 30 anni.
Coordinate di Minamata (32° 12′ 0″ N, 130° 24′ 0″ E)
febbraio 19th, 2009 at 17:34
Il disastro ambientale di cui vorrei parlare (sperando di non sbagliarmi
) è situato a Taranto.L’Ilva di Taranto,che è una società per azioni del Gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio,e costituisce uno dei più importanti stabilimenti di lavorazione dell’acciao in tutta Europa.Purtroppo come accade in questi casi,le scorie prodotto sono molte (basti pensare che l’8,8% dell’inquinamento europeo da diossina proviene dall’Ilva di Taranto).I morti per neoplasie a Taranto sono più che raddoppiati dal 1971 al 1996 e, sulla base dei dati del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto relativi al quadriennio 1998-2001, si registrano circa 1.200 decessi annui.Nel 2005 è stato superato per 21 volte il tetto massimo di PM10, le polveri sottili responsabili in Italia di una mortalità superiore del 4,7% (circa 3472 vittime stimate ogni anno). La nuova normativa prevede massimo 35 superamenti annui della soglia di 50 microgrammi.
Semre in quell’anno il comune di Taranto ha firmato il patto d’intesa,giungendo alla chiusura delle batterie 3-4-5-6 della cockeria Ilva e a due condanne (in primo e in secondo grado) per inquinamento da polveri.Naturalmente non è piaciuto agli ambientalisti di Taranto e agli esperti,in quanto non prevede la copertura dei parchi minerali che sono una delle principali cause di inquinamento a Taranto.Interi quartieri adiacenti all’Ilva di Taranto hanno una esposizione alle polveri minerali pari a 250 grammi annui per metro quadro, provenienti dai parchi minerari dell’Ilva. Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, ha fatto notare che le centraline registrano costantemente nel quartiere Tamburi (a ridosso dell’Ilva) “un picco di PM10 tra le ore 2 e le ore 3 del mattino, indice che con il buio c’è chi riversa nell’atmosfera impunemente ciò che di giorno ad occhio nudo desterebbe troppo allarme”.
Il movimento contro l’inquinamento a Taranto è nato da persone e associazioni tarantine come Legambiente, PeaceLink, Wwf, Attac, riunitesi attorno al sito web di coordinamento tarantosociale.org e TarantoViva, associazione quest’ultima formata da tarantini che vivono e lavorano in altre città d’Italia. Le coordiante di Taranto sono di Latitudine 40°25′4″80 N e
Longitudine 17°14′27″24 E .Un saluto,Andrea Rizzo.
febbraio 19th, 2009 at 22:02
se volete aggiungere dei link alle notizie che date come “approfondimento” le aggiungerò alla mappa.
febbraio 20th, 2009 at 23:00
prof va bn la disboscamento della foresta amazzonica…
è causato dall uomo e visto che la foresta è considerata il polmone dell umanità mi sembra una questione che tocca tutti noi bn o male…
nn so mi dica lei se postare o meno…
febbraio 23rd, 2009 at 15:25
In Brasile, circa un terzo della recente deforestazione e’ imputabile alla coltivazione “di sussistenza”, mentre una parte molto maggiore va attribuita alla creazione di pascoli per lo sfruttamento commerciale su vasta scala.
Una percentuale relativamente piccola di grossi proprietari terrieri disboscano grandi aree dell’Amazzonia per creare pascoli per i bovini. Vasti tratti di foresta vengono discoscati.
Infatti, quando il costo della terra adibita a pascolo supera il costo della terra con la foresta intatta, disboscare la foresta risulta conveniente.
L’allevamento di bovini e’ la causa primaria di deforestazione nell’amazzonia.
I dati governativi attrabuiscono il 38% della deforestazione tra il 1966 e il 1975 all’allevamento di bovini.
Per quanto mi riguarda penso sia una cosa abbastanza grave la deforestazione dell amazzonia in quanto la foresta è la piu grande del pianeta e percui la sua distruzione tocca tutti noi bn o male.
infine posto anche delle percentuali che indicano la deforestazione della foresta in vari settori:
Allevamento di bovini 60-70%
Agricoltura di sussistenza
e su piccola scala 30-40%
Agricoltura commerciale
su vasta scala 1-2%
Taglio di alberi per legname,
legale e illegale 1-2%
Incendi, miniere, strade, dighe, urbanizzazione 2-4%
FONTE: arianna editrice.it
Coordinate: 2° 55′ 53.84” S
60° 31′ 13.58” O
marzo 3rd, 2009 at 16:10
Salve a tutti, vorrei segnalare alcuni disastri ambientali avvenuti nella nostra penisola, in quello che una volta chiamavano “Il Bel Paese”:
- 14 giugno 2007, Lacco Almeno, isola di Ischia, Campania, coordinate 40° 45′ 0″ N, 13° 53′ 0″ E :
un cavo elettrico ad alta tensionesottomarino della Enel, datato II guerra mondiale, si rompe in mare, causando la fuoriuscita di 34 tonnellate di olio tossico (PBC) e inquinando il mare dell’isola mediterranea, classificato come patrimonio ambientale dell’Umanità. A nulla sono serviti gli interventi del commissario ambientale dell’UE, dato che nè il governo precedente, nè l’attuale, sono ancora intervenuti a bonificare l’area (che presenta sintomi come morie di pesci, perdita della vita fondale, talvolta inquinamento delle spiagge!!!).
Chissà come mai, la stampa e le TV non hanno dato vasta risonanza ad un avvenimento così grave, che ha (quasi) irrimediabilmente contaminato quelle che una volta erano un’isola e un mare che ci venivano invidiati dal mondo intero.
- 1962, Cengio, prov. di Savona, Liguria, coordinate 44° 23′ 0″ N, 8° 13′ 0″ E :
l’ACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini), riversa per decenni ingenti quantità di anidride solforosa, benzene e fenoli sterilizzando una vasta area. nel 1988 un incidente costringe l’allora Ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo a decretare una prima chiusura dell’impianto, che verrà definitivamente chiuso nel 1997.
- 1978, Cogoleto, prov. di Genova, Liguria, coordinate :
L’azienza Stoppani, risulta una copertura per quella che in realtà era un’area illegale di smaltimento rifiuti tossici: vengono scoperti 92.000 m3 di fanghi tossici contenenti elevatissime quantità di metalli pesanti, e rilevate concentrazioni di cromo esavalente (Cr6+) nelle acque di una falda 64.000 volte superiore al limite tollerabile. Ancora, oggi, si registrano nascite di neonati malformati e tumori e leucemie sono in cresita. Il tutto a pochi km Genova, una delle principali città italiane
- 2007, Pescara, Abruzzo, coordinate :
Sono state scoperte 250.000 tonnellate di Mercurio, piombo e composti di Cloro, praticamente all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Continuamente si sommano a uesta cifra ulteriori scoperte, che sono sicuramente alla basedell’esponenziale cresscita di casi di intossicazione nella zona.
Come già detto, tutte questi avvenimenti (a MOLTI altri) hanno effetti che devastano ancora oggi la vita di persone e intere famiglie.
Cito una recente frase del nostro presidente del Consiglio, che suonava più o meno così: “In questo periodo, pensare all’ambiente è come se un malato di cancro pensasse all’acconciatura”. Che dire,
Cosa sono la salute, e in molti casi le vite, di migliaia e migliaia di persone, in confronto alla salute dei banchieri?
Cos’è importante come i soldi, in questo mondo?
Eppure a me sembra sempre così stupido paragonare le bellezze naturali del nostro pianeta, la nostra vita, il progresso medico, i mari, le foreste, la salute delle persone e tutto il resto, a dei miseri foglietti di carta ornati da filigrana.
marzo 3rd, 2009 at 16:12
scusate, mi ero dimenticato:
coordinate di Cogoleto: 44° 23′ 22″ N, 8° 38′ 46″ E
coordinate di Pescara: 42° 27′ 50″ N, 14° 12′ 51″ E
Saluti a tutti!
marzo 4th, 2009 at 21:04
1) DISASTRO IN ITALIA Impastare rifiuti tossici con il cemento e tirarci su scuole elementari: è questa l’agghiacciante scoperta fatta dall’operazione Black Mountain voluta dalla Procura di Crotone che sta portando alla luce uno dei disastri ambientali più sconvolgenti della storia italiana: migliaia di bambini delle elementari “San Francesco”, Pozzoseccagno di Cutro e dell’ Istituto tecnico per ragionieri “Lucifero” di Crotone, per dieci anni sono andati a scuola ogni giorno su una montagna di veleni.
Attualmente ci sono sono sette arrestati con l’accusa di disastro ambientale, 18 siti sotto sequestro preventivo (tra Cutro e Isola di Caporizzuto) tra cui plessi scolastici di primo e secondo grado e 350 mila tonnellate di rifiuti tossici, composti prevalentemente da zinco, piombo, indio, germanio, arsenico e mercurio, provenienti dall’ Ilva di Taranto e dalla ex-Pertusola di Crotone, usati come componente per la costruzione di edifici privati e pubblici. Ad essere inquinato dall’arsenico prevalentemente il mare del crotonese.
2) DISASTRO IN COLUMBIA
La scorsa settima in Colombia si è rischiato un vero disastro ambientale a causa del rovesciamento, nel fiume Maddalena, di un traghetto addetto al trasporto di 96 fusti di cianuro. Le autorità colombiane intervenute immediatamente sono ancora alla ricerca di 2 fusti dispersi nelle acque del fiume.
Il presidente colombiano Alvaro Uribe ha vietato il trasporto fluviale di cianuro ed altre sostanze tossiche fino ad ulteriori notizie. Inoltre nell’incidente sono stati dispersi nelle acque oltre due tonnellate e mezzo di sostanze chimiche tra cui erbicidi e solfato di zinco.
Secondo quanto rilasciato dalla squadra di subacquei impegnata nel recupero del materiale tossico, sembra che le ricerche siano ostacolate dalle forti correnti e dall’inquinamento del fiume Maddalena: infatti tutti i fusti sono già ricoperti da grandi quantità di melma. A proposito di inquinamento sembra che nelle scorse settimane ci siano state numerose telefonate per avvistamenti lungo il fiume e le coste caraibiche di rifiuti ospedalieri (siringhe e contenitori di sangue) ed altri rifiuti industriali.
3) DISASTRO IN INDONESIA
Il terremoto dell’anno scorso ha ucciso almeno 850 persone e lasciate altre 6 mila ferite. Le vittime del disastro, inclusi i bambini, ancora non possono usufruire di adeguate strutture scolastiche. Le lezioni si svolgono ancora in tende e alcune classi si riuniscono in case crollate.
Gli abitanti locali lamentano la lenta ricostruzione gestita dalla governativa Rehabilitation and Recostruction Agency for Aceh and Nias (Brr). Uno di loro, Assereli Zebua, 44 anni, direttore di una scuola elementare statale a Maliwa, denuncia: “Abbiamo inviato direttamente alla Brr un rapporto sulla situazione dell’isola tre mesi fa, ma ancora non abbiamo ricevuto risposta; nessuno del loro staff si è degnato di visitare la zona”.
Secondo quanto riferisce il capo della Brr a Nias, Wiliam Syahbandar, il sisma ha distrutto 723 scuole su 879 totali. Egli spiega che l’agenzia ha già costruito 12 edifici scolastici. “E altri 98 sono in fase di costruzione aggiunge mentre l’Unicef provvederà a 75 scuole provvisorie”.
Ma non sono solo le scuole a mancare. Il disastro ha causato 13 mila sfollati che ancora vivono in situazioni precarie. La Brr ha costruito solo 1448 case contro le 13 mila progettate. La maggior parte dei senza tetto vive in abitazioni temporanee, messe in piedi a proprie spese e che assomigliano più a capanne che a vere e proprie case.
Chi vive in zone remote ha ancora più disagi: i ponti non sono ancora stati ricostruiti e le strade riparate. La gente è costretta a fare ore di cammino per raggiungere una qualsiasi destinazione. Yanima Gea, 22 anni, deve camminare due ore dal villaggio di Halimbowo, nel sotto-distretto di Hiliduo, per fare la spesa nel villaggio più vicino.
Paul Dillon, portavoce dell’International Organization for Migration (Iom), spiega che la maggior parte delle infrastrutture a Nias è stata distrutta; il 70% di tutti i ponti non è più utilizzabile; la strada principale da Sitoli Mount a Teluk Dalam è ancora impercorribile per la mancanza di ponti.
Proprio sulla ricostruzione dei ponti si concentra il lavoro dello Iom. “La ricostruzione e la ripresa di Nias si giocano sulla riattivazione dei collegamenti” ha detto Dillon.
marzo 7th, 2009 at 20:31
salve prof. volevo sapere se come disastro ambientale andava bene il ciclone di Nargis.
marzo 7th, 2009 at 21:33
Ciao Matteo. No. Il ciclone Nargis è un fenomeno naturale e noi stiamo cercando disastri provocati dall’uomo. Cerca su Google le parole disastri ambientali …
Ciao
marzo 7th, 2009 at 22:35
ah ok…comunque ho gia provato a cercare su google ma non ho trovato niente…
marzo 9th, 2009 at 21:33
Per Matteo. Non è possibile che non trovi niente. Se digiti le parole disastri ambientali si aprono la bellezza di 169.000 siti. Non sono pochi, no?
Prof Seb
marzo 10th, 2009 at 18:09
salve prof scusi delle continue domande ma va bene il disastro di Bhopal?
marzo 16th, 2009 at 20:45
Per Matteo Panza. Si Bhopal va più che bene!
Prof Seb
marzo 22nd, 2009 at 13:44
salve Prof,
finalmente il mio pc è tornato; ho scelto questo articolo in quanto ,mi sembra, non siano ancora giunte segnalazioni di disastri ambientali negli USA, può andare bene?
Il giorno 22 dicembre 2008 nel Tennessee c’e’ stato terribile disastro ambientale di proporzioni enormi. La Tennessee Valley Authority (noto come TVA) ha una centrale a carbone installata a Kingston, nei pressi di Harriman, lungo l’arteria stradale Interstate 40, tra Knoxville e Nashville. Gli scarti della lavorazione dell’impianto sono chiamati “coal ash” (letteralmente “cenere di carbone”). Questi contengono alte concentrazioni di sostanze tossiche estratte dal carbone, ovvero mercurio e metalli pesanti quali piombo e arsenico. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Scientific American del 13 dicembre 2007, si tratta di un materiale più radioattivo delle scorie nucleari. La TVA ammassa questi rifiuti in una gigantesca pila di stoccaggio nei pressi della centrale di Harriman, lungo un affluente del fiume Tennessee. Nella notte di lunedì 22 dicembre, intorno all’una, la parete di terreno che trattiene e circonda questa montagna di rifiuti tossici ha ceduto, forse a causa delle abbondanti piogge e delle basse temperature, rovesciando nel fiume e nei terreni circostanti qualcosa come 4 milioni di metri cubi di coal ash. Questa montagna di rifiuti tossici, scivolando a valle ha spazzato via una casa e danneggiato altre 11 abitazioni e 42 proprieta’. Per intenderci, si tratta di un volume quasi doppio rispetto alle macerie nel crollo delle Torri Gemelle, ovvero una quantità sufficiente a riempire 1600 piscine olimpiche. Se un camion che trasporta rifiuti può contenere 15 metri cubi di coal ash, occorrerebbero 265.000 camion per ripulire il fiume. Se si riempisse un camion ogni 5 minuti e i lavori di recupero fossero effettuati 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, ci vorrebbero 2 anni e mezzo per completare il lavoro. TVA ha affermato alla stampa che ripulirà il fiume in 6 settimane. I fiumi interessati dal disastro forniscono acqua potabile alla città di Chattanooga e ad altri milioni di persone più a valle, negli stati del Tennessee, dell’Alabama e del Kentucky. Si tratta di un evento 40 volte più grande del disastro Exxon Valdes in Alaska. TVA, che sul proprio sito Internet parla del disastro come di uno “scivolamento” di ceneri, invita la gente a non preoccuparsi, perchè l’acqua è sicura e le ceneri sono innocue. Il sito fornisce anche un numero verde, ma nessuno risponde al telefono, e non si accettano messaggi.L’Agenzia statunitense di Protezione Ambientale ha riscontrato in campioni di acqua prelevati dall’area interessata livelli altissimi di arsenico e livelli “leggermente al di sopra degli standard per l’acqua potabile” di numerosi altri metalli pesanti.Coordinate Kingstone Tennessee USA 36°05′14″N 87°06′30″W / 36.087195°N
marzo 22nd, 2009 at 19:06
Ci troviamo in Bohpal,nel 1984, dove successe uno tra i più gravi incidenti chimico-industriali della storia.Una fuga di quasi 40 tonnellate di isoscianato di metile (pocodopo la mezzanotte del 2 dicembre del 1984) prodotta dalla Union Carbide ( azienda americana produttrice d pesticidi stanziata in bohpal – Madhya Pradesh- ) uccise ufficialmente 1754 e ne avvelenò tra le 150.000 e le 600.000.Nel 200a gli investigatori della BBC confermarono che la contaminazione era ancora attiva. Nel 1984 la Union Carbide doveva chiudere,rimanevano soltanto l’eliminazione dello isoscianato metile da smaltire.Nessuno degli impianti è operativo e solo una vasca contente 42 tonnellate di MIC (isoscianato metile) è quasi piena.Il MC viene conservato a temperatura ambiente per circa 2 mesi, andando contro le norme di sicurezza.Gli allarmi sonori che si attivano in caso di anomalo innalzamento della temperatura delle vasche sono disattivati.Un dipendente specializzato deve pulire le tubature delle vasche con dell’acqua. Ma quella sera una delle saracinesche si è talmente incrostata che l’acqua non passa in nessun modo e la sua pressione aumenta.Tre ore sono passate dall’apertura dell’acqua e dal cambio di turno. Per una non corretta interpretazione degli ordini, o meglio a causa del degrado dell’impianto, le tubature non bene isolate causano la fuoriuscita dell’acqua, che scorre verso la cisterna piena di MIC. È mezzanotte circa quando alcuni operai di guardia sentono uno strano odore nell’aria: cavolo lesso, l’odore dell’isocianato di metile allo stato gassoso. L’acqua è arrivata nella vasca provocando la reazione del MIC. Le 42 tonnellate di MIC si disintegrano in un’esplosione di calore che trasformerà rapidamente il liquido in un vortice gassoso.Il gas viaggia verso la torre di decontaminazione, dove dovrebbe trovare la fiamma del bruciatore pronta a incenerirlo. Ma la fiamma è spenta e il gas trova, come ostacolo, solo valvole chiuse. Quando le valvole saltano a causa della forte pressione, un geyser altissimo sprizza sopra l’impianto. Il sovrintendente di turno, pur non potendo bloccare l’eruzione della vasca 610, impedisce che la contaminazione si propaghi alle restanti 21 tonnellate di MIC della vasca 611. Il composto gassoso in se è poco nocivo, ma a contatto con l’acqua da luogo ad una reazione che produce acido isocianico. E il caso volle che quella notte a Bhopal piovve. Nelle strade le persone muoiono, tra spasmi, con polmoni e occhi in fiamme. Gli ospedali sono colmi di migliaia di persone che, diventate ciechi, soffocano e vomitano. I medici non sanno cosa fare. I tecnici della Carbide non hanno dato informazioni sulla composizione della nube tossica, non sono autorizzati, dicono, e quindi non è facile trovare un antidoto.è impossibile stabilire con esattezza il numero dei morti, furono sterminate intere famiglie, moltissimi senzatetto. I musulmani vennero sepolti in fosse comuni, gli indù bruciati a centinaia. Persero la vita all’incirca 8.000 persone solo nella prima notte, tra 20 e 30.000 morirono nei mesi successivi, si ebbero più di 500.000 intossicati.
Coordinate: 23°16′00″ N 77°24′00″E
Un saluto, Andrea Rizzo.
marzo 25th, 2009 at 16:01
mi scuso con matteo panza non mi ero accorto che lo voleva mettere lui…scusa!
marzo 25th, 2009 at 16:35
SYDNEY(13marzo) – La celebre Sunshine coast nel N-E dell’Australia,è una zona turistica preferita dai turisti e dai surfisti di tutto il pianeta,è a rischio catastrofe ambientale.La massiccia marea nera persa nel mare causata dal carburante di una nave rimasta danneggiata in una tempesta continuerà a riversarsi sulle spiagge.La premier dello stato,Anna Bligh, ha proclamato lo stato di calamità naturale su una parte della costa,dove sono contaminati da una coltre nera oltre 60 km di litorale.
L’ente di sicurezza maritima dello stato ha ammesso che la situazione sta peggiorando ogni giorno,nonostante un esercito di operatori sono impegnati nella decontaminazione.Il Wwf ha avvertito che l’inquinamento colpirà ogni forma vivente dell’acqua.Esempi(pesci,granchi,uccelli marini e delfini).
Nell’acqua si è versato all’incirca 100 tonnellate di carburante.
Oltre a questo,la Pacific Adventure,della società di Swire(in Hong Kong),ha perduta in mare 31 container con 620 tonnellate di nitrato di ammonio.Se dovesse fuoriuscire il contenuto,altamente solubile,si creerebbe un’enorme fioritura di alghe che soffocherebbero la vita sul fondo della baia di Moreton.
Coordinate: 25° 30′ 0 S
153° 0′ 0 E
Un saluto,Alin Serbanescu 1°C
marzo 25th, 2009 at 17:04
Buon giorno prof volevo sapere se come disastro ambientale andava bene”Il disastro della petroliera di Jessica
marzo 25th, 2009 at 18:31
I continuati bombardamenti della NATO in Serbia e Kosovo,prove sempre più consistenti che documentano la catastrofe provocata dalle bombe.Nei loro appelli che invocano la fine dei bombardamenti,alcuni esponenti del nuovo partito verde di Belgrado e del partito ecologista di TIrana hanno descritto i costi umanitari ed ecologici della popolazione della regione.Le dichiarazioni riportate sono state tratte da Mitchel Cohen del Red Balloon Collective e dei Brooklyn Greens.Agli inizi di aprile un leader del partito verde jugoslavo aveva lanciato un avvertimento:i missili NATO stavano cominciando a contaminare le riserve d’acqua che roforniscono gran parte dell’Europa dell’est.La Serbia e una delle piu grandi riserve d’acque sotterranee d’Europa e la contaminazione interesserà l’intera circostante fino al Mar Nero.Questo è quanto aferma Branka Jovanovic,corrispondente da Belgrado.Il primo giorno di attacchi aerei della NATO,il 24 marzo del 1999 è stato colpito il comune di Grocka:44°40′N 20°43′E , dove era situato il reattore nucleare di Vinca contente grandi quantità di scorie nucleari.Questa notizia non è stata riportata.È stata colpito il comune di Pancevo:44°50′18″ N , 20°43′8″ E , dove si trovava un stabilimento petrolchimico e un impianto per la produzione di fertilizzanti artificiali.I 2 stabilimenti sono stati bombardati di nuovo 2 settimane dopo.Il secondo giorno di bombardamenti sono stati colpiti uno stabilimento chimico a Sremcica(un sobborgo di Belgrado) e un carburante per missili.Le esplosioni hanno provocato la contaminazione delle acque e dell’intera area circostante.Sono stati colpiti anche i parchi nazionali con le armi all’uranio.Queste armi hanno provocato ai bambini la leucemia e altre forme cancerose.La NATO ha bombardato anche uno stailimento petrolchimico nella periferia settentrionale di una città. La nato ha provocato un disastro ecologico,bombardando un complesso per la raffinazione del petrolio e la produzione di fertilizzantii sulle rive del Danubio, a nord di Belgrado.Una serie di detonazioni che ha scosso l’intera città ,ha provocato una nube tossica di fiumi che si è sollecata a decine di metri in altezza.All’alba la nube soffocante estendeva lungo tutto l’orizonte verso nord.Le sostanze chimiche che hanno investito centinaia di migliaia di case conteneva fosgene(un gas tossico),cloro,acido cloridico.Gli operai di Pancevo piuttosto che rischiare un’esplosione hanno versato nel Danubio tonnellate di dicloruro di etilene,una sostanza cancerogena.L’impatto di 3 missili ha messo fuori uso vaste aree dell’impianto,e il petrolio greggio e raffinato fuoriuscito dalla raffineria danneggiata si è riversato nel fiume,creando una chiazza oleosalunga 20 km..
Sono stati danneggiati anche gli impianti di trasformazione, dai quali è fuorisuscito un olio molto tossico.Il ministero della sanità non disponeva di maschere a gas sufficiente per distribuirle alla popolazione,come precauzione contro la pioggia di acido nitrico,ai residenti è stato detto di respirare attraverso sciarpe imbevute di bicarbonato di sodio.La combustione di enormi quantità di nafta ha provocato il rilascio di piu di 100 composti chimici altamente tossici che hanno contaminato l’acqua,l’aria e il suolo, mettento a rischio l’intero ecosistema della penisola balcanica.
La conseguenza è stata l’interruzione della coltivazione di 2,5 milioni di ettari di terra.
Alin Serbanescu 1°C
marzo 25th, 2009 at 21:13
INCIDENTE NUCLEARE- CENTRALE DI TOKAIMURA (prefettura di Ibaraki, GIAPPONE)
Descrizione generale:
È il terzo più grave incidente della storia del nucleare civile, con 2 vittime. Consistette nella quasi totale fusione del nocciolo (core) di un reattore nucleare di potenza per la produzione di energia elettrica. L’incidente, accaduto il 30 settembre 1999 fu generato dalla miscelazione accidentale di uranio e acido nitrico al di fuori delle regole che il ministero aveva imposto. Furono introdotti 16 kg di uranio esaurito al posto dei 3 kg massimi. In seguito un lampo blu, dovuto ai neutroni emessi dall’innesco della reazione nucleare a catena e una forte emissione di raggi gamma costrinse gli operatori ad evacuare lo stabilimento.
Solo dopo 20 ore tre operai entrarono nel capannone per tentare di separare i materiali fissili manualmente. Dei tre, due morirono per le radiazioni e solo l’ultimo si è salvato dopo molti mesi di cure ospedaliere.
Non ci fu un grosso rilascio di sostanze radioattive all’esterno, ma 119 persone furono contaminati da basse dosi di radiazioni di circa 1 mSv (il sievert è l’unità di misura della dose equivalente nel SI di unità di misura) non superiori ai limiti consentiti dalla legislazione internazionale. (Va rilevato che il fondo naturale medio da radiazioni ionizzanti in Italia varia da 1 a 3 mSv in un anno).
Descrizione specifica (articolo di giornale del giorno dopo):
TOKYO – Non è stato soltanto un errore umano a causare il terzo peggiore incidente nucleare della storia. Dietro il disastro di Tokaimura ci sono responsabilità ben maggiori di quelle di due operai. Per questo l’agenzia governativa per la scienza e la Tecnologia ha aperto un’inchiestacsulla violazione da parte della Jco, la società controllata dal gruppo Sumitomo Metal Mining che
gestiva l’impianto dove quel giovedì si scatenò il processo di fissione a catena, delle più elementari misure di sicurezza. “E’ imperdonabile”, così il primo ministro giapponese Keizo Obuchi aveva definito il comportamento della Jco, (che aveva ammesso le sue responsabilità) hanno ammesso che alcune norme di sicurezza venivano violate regolarmente almeno da quattro anni. Agli operai era stato ordinato di servirsi di alcuni secchi di acciaio inossidabile, invece che dei contenitori adeguatamente protetti, almeno per una parte della lavorazione dell’uranio. Da due anni questa procedura era stata addirittura inserita nel manuale distribuito ai nuovi assunti, senza che le competenti autorità governative ne fossero informate. Questo non basta a spiegare l’incidente, ma ha di certo contribuito ad un clima di colpevole e generale trascuratezza. E la colpa adesso non ricade solo su operai e dirigenti aziendali. Ieri l’agenzia Kyodo ha scritto
che nel 1993 la Jco aveva ottenuto dalle autorità governative i permessi per avviare l’attività senza che fosse previsto un piano d’emergenza per fronteggiare eventuali “incidenti critici”. Per colpa della criminale mancanza di un piano d’ emergenza le 150 persone che abitavano in un raggio di 350 metri dall’impianto sono state fatte evacuare soltanto ore dopo l’incidente, e l’ordine ai 313.000 abitanti in un raggio di 10 chilometri di restare nelle loro abitazioni, con porte e finestre chiuse, è stato diffuso dopo ben 12 ore. Il ministro della scienza e della tecnologia, Akito Arima, ha promesso oggi un riesame “del funzionamento di tutte le installazioni nucleari” e “programmi di formazione rigorosi per i dipendenti”. I contaminati sono almeno 49.
36°27′57.60”N 140°34′28.20”E
marzo 26th, 2009 at 20:57
Ecco una notizia fresca fresca : lo scorso 11 marzo è stato lanciato un’allarme ambientale in Australia.A largo del porto di Brisbane una nave aveva perduto in mare 31 container con 620 tonnellate di nitrato di ammonio, una sostanza usata per fertilizzanti ed esplosivi, a causa di una tempesta. La perdita del carico dalla nave (la Pacific Adventurer lunga 180 metri e battente bandiera di Hong Kong) ha danneggiato lo scafo causando la fuoriuscita di decine di tonnellate di carburante pesante.Il premieri del Queensland, Anna Bligh,ha affermato che è “uno dei disastri ambientali più gravi della storia dell’Australia” ed ha proclamato lo stato di calamità naturale su parte della costa nord orientale del continente che è stata investita da una marea nera che ha ricoperto 65 chilometri di litorale, finora incontaminato.Le autorità asustraliane dicono che è colpa degli armatori, infatti Bligh ha affermato : «Se vi sarà modo di perseguire la nave e i proprietari, e pretendere risarcimenti, non esiteremo, perché il costo di decontaminazione sarà altissimo».
Le ricerche per recuperare i container affondati non hanno ancora avuto successo e se dovesse uscire il contenuto, altamente solubile, si creerebbe un’enorme fioritura di alghe, che soffocherebbero la vita sul fondo della baia davanti al porto di Brisbane.
Quella che si sta combattendo al largo della costa nel nord-est dell’Australia è una lotta contro il tempo per salvare fauna e flora marina.
COORDINATE BRISBANE :
latitudine 27° 3′ Sud
longitudine 153° 0′ Est
Buona serata, Andrea Rizzo.
marzo 29th, 2009 at 13:17
data dell’evento————> Poco dopo la mezzanotte del 2 dicembre 1984
cause———————–> è stato causato dalla fuga di 40 tonnelate di isocianato di metile (MIC ) prodotto da un’azienda chiamata Union Carbide (multinazionale americana), situata nel cuore di Bhopal
effetti———————> Un alto numero di morti tra il 2 e il 3 dicembre e dei mesi successivi e quelli attuali a causa delle nube tossica, Un forte tasso di inquinamento di quella zona e di rifiuti tossici(isolanti dei tubi,solventi, sacchi contenenti rifiuti tossici…).
quantificazione dei danni—> Persone uccise, conoscute 1754, ma si pensa che siano più di 10000, e avvelenate tra 150000 – 600000
coordinate geografiche——> Le cordinate geografiche sono: 23° 16′ 0 N e 77° 24′ 0 E
marzo 29th, 2009 at 13:23
ops, non avevo visto il commento di Matteo Panza, mi ero fidato della cartina e non vedendo segnato nulla in india ho fatto il commento, scusa
un saluto, ferrari andrea
marzo 29th, 2009 at 14:30
Vorrei parlare di quella che viene considerata la “più potente esplosione prima della bomba atomica”.Ci troviamo in Canada,precisamente ad Halifax,il 6 dicembre del 1917.
Nela prima guerra mondiale,Halifax ( sfruttando il fatto che trova sulle sponde dell’Atlantico) divenne uno tra i più grandi porti per il traffico miltare e per l’ingresso degli immigrati.Per questo motivo ebbe un grande “boom econimico” così da far crescere la città rapidamente.
Il 6 dicembre la “Mont Blanc” ( nave New Yorkese che traspotava diversi tipi di esplosivi) attracava nel porto mentre la “Imo” (cargo militare belga) stava partendo.Ci fu una collisione tra le due navi alle ore 8:40,che fece incendiare il ponte della Mont Blanc e un’ora dopo,per gli alti livelli di temperatura,esplose tutto il carico della Mont Blanc distruggendo tutto quello che c’era in un raggio di 1.6 chilometri con un energia di 3 chilotoni.Le case vennero distrutte e 2000 persone persero la vita.
Ecco come viene raccontata da wikipedia questa ragedia :
“Alle ore 8:45 AM del 6 dicembre, dopo una serie di manovre evasive per evitarsi, ed a causa di errate comunicazioni tra i due equipaggi, la “Imo” andava a collidere contro la “Mont Blanc”, aprendo una grossa falla nello scafo della nave francese e facendone uscire buona parte del carico, tra cui benzina, estremamente infiammabile.
Pochi istanti dopo, mentre la “Imo” tentava di arretrare per staccarsi dalla “Mont Blanc”, il ponte di quest’ultima, totalmente invaso di benzina, si incendiò.
In breve l’incendio invase tutta la nave e l’equipaggio, consapevole di non poter far nulla per salvare la nave, su ordine del comandante mise in mare le scialuppe di salvataggio ed in breve la “Mont Blanc” si trasformò in una nave fantasma alla deriva con in atto un devastante incendio.
Alcune navi militari presenti nella rada tentarono svariate azioni di soccorso e spegnimento dell’incendio, ma nessuna di queste fu in grado di riportare la situazione sotto controllo e, nel frattempo, la corrente marina aveva fatto muovere la “Mont Blanc” in direzione dell’area portuale e centrale della città di Halifax.
Trascinata dalla corrente la “Mont Blanc” andò a collidere con il molo n.6 del porto di Halifax incendiando anche la struttura di questo. Nonostante l’intervento di tutte le squadre antincendio cittadine, il fuoco continuò ad aumentare.
Lo spettacolo si rese visibile in tutta la città, tanto che migliaia di persone, attirate da quello che stava accadendo, si riversarono nei moli cittadini adiacenti per osservare meglio l’evolversi della situazione.
Alle ore 9:04:35, la temperatura dell’incendio raggiunse il livello critico, facendo detonare in un colpo solo, tutto il materiale esplosivo contenuto nella stiva della “Mont Blanc”.
È stato calcolato che la potenza dell’esplosione sia stata di circa 3 chilotoni.
Per effetto dell’esplosione, la nave “Mont Blanc” venne letteralmente polverizzata e l’onda d’urto prodotta, rase al suolo qualsiasi struttura si trovasse nel raggio di 1.6 chilometri.
Circa 2000 persone vennero uccise nella deflagrazione, e le case (in maggioranza di legno) incenerite, distrutte oppure incendiate dalla massa di calore.
Quando la nube a fungo, prodotta dall’esplosione, inizio a diradarsi, lentamente i sopravvissuti poterono comprendere la reale drammaticità di ciò che era appena accaduto.
Buona parte dei quartieri nord di Halifax era letteralmente stata spazzata via e solo le strutture di cemento erano riuscite a salvarsi.”
Dati Tecnici:
Morti: 2.000 circa
Feriti: 9.000 circa
Senzatetto: 25.000 circa
Potenza dell’esplosione: 3 chilotoni
Superficie della distruzione: 1.40 km²
raggio dell’onda d’urto: 1.6 km
Distanza dei danni minimi provocati: 16 km
Distanza massima a cui si è udita l’esplosione: 360km
Distanza di ritrovamento dell’ancora della Mont Blanc: 3.78 km
Distanza di ritrovamento di un cannone della Mont Blanc: 5.5 km
COORDINATE HALIFAX :
latitudine 44° 38′ Nord
longitudine 63° 35′ Ovest
marzo 29th, 2009 at 16:41
Salve prof, volevo sapere se l’ argomento dello tsunami dell’oceano Indiano, si puo mettere.
Un saluto, Ferrari Andrea
aprile 1st, 2009 at 16:37
Three Mile Island è una centrale nucleare situata sull’isola lungo il fiume Susquehanna nei pressi di Harrisburg. Nel 1979 subì il più grave incidente mai avvenuto in una centrale nucleare statunitense, con il rilascio di una quantità significativa di radiazioni, stimate in un massimo di 13 milioni di curie in forma di gas nobili e meno di 20 curie di iodio 131 che è molto pericoloso. Tuttavia non vi sono state morti accertate fra i lavoratori della centrale e la popolazione del circondario direttamente attribuibili all’incidente.
L’incidente all’unità 2 avvenne esattamente alle ore 4:00 di mercoledì 28 marzo 1979, quando il reattore era a un regime di potenza del 97%. L’incidente cominciò nel circuito di raffreddamento, con un aumento della pressione del refrigerante. Questo causò uno “SCRAM” (arresto di emergenza del reattore mediante l’inserimento delle barre di controllo). A questo punto una valvola di rilascio posta sul pressurizzatore non si richiuse senza che gli operatori si rendessero conto del problema, anche perché non vi era nella strumentazione l’indicazione della reale posizione della valvola. Fu così che il circuito di raffreddamento primario si vuotò parzialmente e il calore residuo del nocciolo del reattore non poté essere smaltito. A causa di ciò il nocciolo radioattivo subì gravi danni. Gli operatori non poterono diagnosticare correttamente cosa avveniva e reagire in maniera adeguata. La strumentazione carente della sala di controllo e l’addestramento inadeguato risultarono essere le cause principali dell’incidente.
Durante l’incidente si ebbe una pericolosa fusione parziale del nocciolo e in conseguenza dei gravissimi danni riportati l’unità 2 fu chiusa ed è ancora oggi sotto monitoraggio.
Le coordinate sono:
latitudine:40°09′ Nord
longitudine:76°43′ Ovest
aprile 2nd, 2009 at 16:12
QUI DI SEGUITO SONO RIPORTATI I MAGGIORI INCIDENTI AVVENUTI NELLE CENTRALI NUCLEARI DAL 1957 FINO AI GIORNI NOSTRI:
- 7 ottobre 1957 -Sellafield (Gran Bretagna) (scala Ines 5). Un incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite (GCR) genera una nube radioattiva imponente. I principali materiali rilasciati sono gli isotopi radioattivi di xenon, iodio, cesio e polonio. La nube attraversa l’Europa intera. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all’incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.
- Settembre 1957 – Kyshtym (Unione Sovietica) (scala Ines 6). In una fabbrica di armi nucleari negli Urali, una cisterna contenente scorie radioattive prende fuoco ed esplode, contaminando migliaia di chilometri quadrati di terreno con una nube di 20 milioni di curie. Il rilascio esterno di radioattività avviene a seguito di un malfunzionamento del sistema di refrigerazione di una vasca di immagazzinamento di prodotti di fissione ad alta attività. Vengono esposte alle radiazioni circa 270mila persone. Si stimano per le conseguenze dell’incidente oltre 100 morti.
- 3 gennaio 1961 – Idaho Falls (USA). A seguito di un incidente in un reattore sperimentale di Idaho Falls negli Stati Uniti, muoiono tre tecnici. – 5 ottobre 1966
- 17 ottobre 1969 – San Laurent (Francia). Un errore nelle procedure adottate per la gestione del combustibile provoca una fusione parziale a un reattore nucleare raffreddato a gas. – 1974 – Mar Caspio. Fonti di stampa segnalano un’esplosione in un impianto atomico sovietico a Shevchenko, nel Mar Caspio.
- 7 dicembre 1975 – Lubmin (Repubblica Democratica Tedesca). Un cortocircuito nell’impianto della Centrale di Lubmin, sul litorale baltico nella Germania Orientale, provoca una parziale fusione del nucleo del reattore.
- 28 marzo 1979 – Three Mile Island (Harrisburgh, Usa) (scala Ines 5). Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando nell’atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). Vengono evacuate 3.500 persone.
- 7 agosto 1979 – Tennessee (USA). La fuoriuscita di uranio arricchito da una installazione nucleare segreta provoca la contaminazione di oltre 1.000 persone. Vengono registrati nella popolazione valori di radioattività fino a cinque volte superiori alla norma.
- Agosto 1979 – Erwin (USA). Oltre 1.000 persone vengono contaminate a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto, a Erwin, negli Stati Uniti.
- Marzo 1981 – Tsuruga (Giappone). 280 persone vengono contaminate a causa di una fuga di residui radioattivi nella centrale di Tsuruga, in Giappone. Un mese dopo le autorità comunicano che 45 operai sono stati esposti a radioattività nel corso delle operazioni per la riparazione della centrale.
- Novembre 1983 – Sellafield (Gran Bretagna). Lo scarico di liquidi radioattivi nel Mare d’Irlanda provoca la reazione di cittadini ed ecologisti, che sollecitano la chiusura della centrale nucleare di Sellafield, in Gran Bretagna.
- 6 gennaio 1986 – Oklahoma (USA). Un operaio muore e altri 100 restano contaminati a seguito di un incidente che si sviluppa in una centrale atomica in Oklahoma, negli Stati Uniti.
- 26 aprile 1986 – Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 7). L’incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo, che sotto forma di una nube pari a un miliardo di miliardi di Bequerel si disperde nell’aria. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia, sono costrette a lasciare i territori contaminati. L’intera Europa viene esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumenta il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono ancora oggi dati ufficiali e definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.
- Febbraio 1991 – Mihama (Giappone). La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva
- 24 marzo 1992 – San Pietroburgo (Russia). A seguito della perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor nei pressi di San Pietroburgo, fuoriescono e si disperdono in atmosfera iodio e gas radioattivi.
- Novembre 1992 – Forbach (Francia). Un grave incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di tre operai. I dirigenti dell’impianto vengono accusati l’anno successivo di non aver approntato le misure di sicurezza previste.
- 13 febbraio 1993 – Sellafield (Gran Bretagna). Fuga radioattiva nell’impianto di riprocessamento di Sellafield. La densità massima di radionuclidi dello iodio consentita viene superata di oltre tre volte.
- 17 febbraio 1993 – Barsebaeck (Danimarca). Uno dei reattori della centrale di Barsebaeck viene temporaneamente fermato a causa della fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo.
- Aprile 1993 – Siberia (Russia). Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. Risultano contaminati circa 1.000 ettari di terreno. La nube radioattiva si dirige verso zone disabitate.
- 23 marzo 1994 – Biblis (Germania). Centrale nucleare di Biblis: una falla nel circuito primario di un reattore fa uscire liquido altamente contaminato. – 28 giugno 1994 – Petropavlosk (Russia). Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia a causa della rottura di un deposito a Petropavlosk.
- Settembre 1995 – Kola (Mare di Barents). L’energia elettrica della centrale di Kola viene staccata per morosità e vanno fuori uso i sistemi di raffreddamento. Incidente solo sfiorato, grazie all’intervento del comandante della base.
- Novembre 1995 – Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 3). Un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 di Cernobyl causa un incidente nel quale la radioattività si disperde e contamina gli operai impegnati nella manutenzione.
- 8 dicembre 1995 – Monju (Giappone). Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare prototipo di Monju nella prefettura di Fukui a causa di un malfunzionamento al sistema di raffreddamento. L’impianto è costituito da un reattore autofertilizzante a neutroni veloci FBR.
- Febbraio 1996 – Dimitrovgrad (Federazione Russa). Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del centro di ricerche atomiche di Dimitrovgrad. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.
- Marzo 1997 – Tokaimura (Giappone). Un incendio e un’esplosione nel reattore nucleare nell’impianto di ritrattamento nucleare di Tokaimura contamina almeno 35 operai.
- Giugno 1997 – Arzamas (Russia). Un incidente nel centro ricerche di Arzamas porta i materiali radioattivi sull’orlo di una reazione a catena. Si sviluppa una nube radioattiva a seguito della quale muore il responsabile dell’esperimento.
- Luglio 1997 – La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.
- 1 maggio 1998 – Catena delle Alpi. Le autorità di controllo francesi scoprono elevati livelli di contaminazione da cesio 137 sulle Alpi, causati dal passaggio di rottami ferrosi provenienti dall’Europa dell’Est.
- 30 settembre 1999 – Tokaimura (Giappone) (scala Ines 4). Un incidente in una fabbrica di combustibile nucleare attiva una reazione a catena incontrollata. Viene accertato che si tratta di un errore umano: due operai hanno trattato materiali radioattivi in contenitori non idonei. Tre persone muoiono all’istante, mentre altre 439, di cui 119 in modo grave, vengono esposte alle radiazioni. Vengono ricoverati in 600 ed evacuati 320mila abitanti della zona.
- 4 ottobre 1999 – Wolsong (Corea del Sud). Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della Centrale di Wolsong causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai impiegati presso l’impianto.
- 5 ottobre 1999 – Centrale di Loviisa (Finlandia). Viene segnalata una perdita di idrogeno nell’impianto di Loviisa, sulla costa Finlandese. Secondo i tecnici della centrale c’è stato un pericolo di incendio e perdite. La situazione, secondo gli addetti, è rimasta comunque sotto controllo.
- 8 ottobre 1999 – Rokkasho (Giappone). Una piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie a Rokkasho, nella prefettura giapponese di Aomori. Le radiazioni provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di Ekushima.
- 20 ottobre 1999 – Superphenix (Francia). Un incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia. Nell’operazione di scarico del reattore un inconveniente tecnico a una puleggia per l’estrazione delle cartucce di combustibile arresta la fase di scarico del materiale radioattivo.
- 13 dicembre 1999 – Zaporozhe (Ucraina). Il primo dei sei reattori nucleari della centrale ucraina di Zaporozhe viene fermato per il malfunzionamento dei uno dei segnalatori di eccessiva pressione.
- 5 gennaio 2000 – Blayais (Francia) (scala Ines 2). Una tempesta provoca un incidente alla centrale di Blayais, nella Gironda, dove due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centrale: danneggiati pompe e circuiti importanti.
- 27 gennaio 2000 – Giappone. Un incidente a una installazione per il riprocessamento dell’uranio in Giappone provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di circa 1,2 miglia. Funzionari locali segnalano che almeno 21 persone sono state esposte alle radiazioni.
- 15 febbraio 2000 – Indian Point (USA). Una piccola quantità di vapore radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino alla cittadina di Buchanan sul fiume Hudson, località a circa 70 chilometri da New York. La perdita di gas radioattivo costringe la società che gestisce l’impianto a chiudere la centrale e a dichiarare lo stato di allerta. La perdita è di circa mezzo metro cubo di vapori radioattivi.
- 10 aprile 2003 – Paks (Ungheria) (scala Ines 3). L’unità numero 2 del sito nucleare di Paks (costituito da quattro reattori è l’unico in Ungheria a 115 chilometri da Budapest) subisce il surriscaldamento e la distruzione di trenta barre di combustibile altamente radioattive. Solo un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo di un’esplosione nucleare, limitata ma incontrollata con gravi conseguenze per l’area intorno a Paks.
- 9 agosto 2004 – Mihama (Giappone). Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una falla provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi provoca quattro morti tra gli operai. Altri sette lavoratori vengono ricoverati in fin di vita. E’ l’incidente più tragico nella storia nucleare del Giappone. La centrale viene chiusa.
- 9 agosto 2004 – Shimane (Giappone). Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale nella prefettura di Shimane.
- 9 agosto 2004 – Ekushima-Daini (Giappone). L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.
- Aprile 2005 – Sellafield (Gran Bretagna). Viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83mila litri di liquido radioattivo in 10 mesi a causa di una crepatura nelle condotte e di una serie di errori tecnici.
- Maggio 2006 – Laboratori Enea di Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio, ammessa solo quattro mesi dopo, che ha contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti.
- Maggio 2006 – Mihama (Giappone). Ennesimo incidente con fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.
- 26 luglio 2006 – Oskarshamn (Svezia) (scala Ines 2). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 chilometri a sud di Stoccolma per cui due dei quattro generatori di riserva non sono stati in grado di accendersi. Vengono testate tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.
- 7 ottobre 2006 – Kozlodui (Bulgaria). Viene intercettato un livello di radioattività venti volte superiore ai limiti consentiti e le verifiche portano a scoprire una falla in una tubazione ad alta pressione. La centrale, che sorge nei pressi del Danubio, scampa a una gravissima avaria. Secondo la stampa locale la direzione cerca di nascondere l’accaduto e di minimizzarlo nel rapporto all’Agenzia nazionale dell’Energia Atomica.
- 28 giugno 2007 – Kruemmel (Germania). Scoppia un incendio nella centrale nucleare di Krummel, nel nord della Germania vicino ad Amburgo. Le fiamme raggiungono la struttura che ospita il reattore e si rende necessario fermare l’attività dell’impianto. In pochi mesi si verificano avarie anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel. Secondo il rapporto 2006 del ministero federale dell’Ambiente, l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali. Stando ai piani di uscita dal nucleare, fissati in una legge del 2002, il reattore dovrebbe essere spento al più tardi nel 2015.
- 16 luglio 2007 – Kashiwazaki (Giappone). La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma precisa che si tratta di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “è stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale
-18 luglio 2008: rottura di una canalizzazione che genera una fuoriuscita di acque contaminate in un impianto a Romans-sur-Isere.
-23 Luglio 2008: vengono contaminati cento operai per una perdita di una tubatura del reattore 4 della centrale di Tricastin. E’ il terzo incidente nucleare nella zona in una quindicina di giorni. gli operai sono stati irradiati dal cobalto 58.
-6 agosto 2008: viene reso noto un incidente che in realtà è avvenuto il 4 luglio 2008 a Tricastin. Ci sono state emissioni di Carbonio radioattivo. Anche se l’incidente è stato classificato di livello 1, vengono vietati fino alla fine dell’anno tutte le attività che generano scarichi di carbonio 14, perché è già stato raggiunto – e superato del 5% – il limite annuale.
-22 agosto 2008: nell’impianto di Pierrelatte viene scoperta una perdita di “piccole quantità di uranio” per una canalizzazione rotta forse da anni.
-24 settembre 2008: la centrale nucleare di Chinon sversa olio industriale – non radioattivo – lungo 15 Km della Loira.
-10 Ottobre 2008: fuoriuscita di materiale radioattivo all’interno del sito per la rigenerazione dei combustibili nucleari di La Hague. Il fatto si sarebbe verificato in realtà il 24 settembre. E’ il quarto incidente di livello 1 registrato nello stabilimento durante l’anno.
-16 ottobre 2008: l’impianto di Romans sur Isère deve sospendere la sua attività perché gli -effluenti dell’impianto nucleare hanno un livello eccessivo di uranio nelle loro acque.
-7 novembre 2008: nuova fuoriuscita radioattiva nel fiume Gafière causata dall’impianto Eurodif-Areva di Pierrelatte.
-19 novembre 2008: la centrale nucleare di Bugey provoca una fuoriuscita di un centinaio di litri di olio industriale – non radioattivo – che si disperdono lungo il Reno all’altezza di Loyettes.
aprile 5th, 2009 at 14:29
Un altro incidente nucleare a preoccupare il mondo.
Questa volta non è accaduto in Giappone, ma vicinissimo alla Francia. Siamo andati vicini “solo” al disastro ambientale stavolta, ma poteva essere molto più grave di ciò che è avvenuto. Mentre il Presidente Sarkozy spingeva per la costruzione del secondo reattore nucleare all’EPR (European Pressured Reactor di Flamanville, in Bassa Normandia, nel Nord della Francia) , infischiandosene dei divieti per la pericolosità dell’impianto, una nuova doccia fredda arriva dalla centrale di Tricastin, da cui martedì pomeriggio si sono dispersi 30.000 litri di liquido radioattivo altamente pericoloso.La notizia, il più possibile importante , e di cui ovviamente in Italia non se ne parla per qualche misterioso divieto piovuto dall’Alto, è frammentaria, e racconta comunque di un liquido che si sarebbe disperso da una spaccatura, la cui natura è ancora da accertare, e che si è versato in due fiumi, la Gaffière e l’Auzon, oltre che in parte anche all’interno della centrale stessa.Purtroppo, per la seconda volta in due settimane, la centrale di Tricastin si ripete, e stavolta va anche peggio.
97 uomini sono stati contagiati dalla fuoriuscita di un elemento pericoloso, il cobalto 58, un metallo bianco con proprietà atomiche elevatissime ed in grado di prendere fuoco velocemente , creando danni gravissimi . Le autorità si sono subito precipitate a ribadire il concetto che non c’è nessun pericolo e che le persone sono state solo “leggermente” contaminate. Leggermente o no, chissà come avrebbero reagito se ad essere contaminati fossero stati loro. E non è tutto, perchè solo oggi si viene a sapere che altri 15 operai hanno subito un incidente simile solo pochi giorni fa nella centrale di Saint Alban.Ricordiamo che la centrale di Tricastin si trova a soli 200 km dal confine con l’Italia, e due settimane fa era stata interessata da una perdita di 30 mila litri di liquido radioattivo dispersi in due fiumi. Proprio a causa di quell’incidente il reattore numero 4 era stato fermato per manutenzione. Ieri mattina, mentre gli operai erano al lavoro, una tubatura si è rotta, facendo uscire questa sostanza radioattiva che ha contagiato quasi 100 persone. Di queste, 91 presentano segni di contaminazione, ma ai controlli ospedalieri hanno comunque risposto in maniera non preoccupante .Tutti gli altri sono stati subito fatti evacuare, e per loro non ci saranno conseguenze. Chi invece se l’è vista brutta sono altri 15 operai, stavolta della centrale nucleare di Saint Alban, che secondo le fonti dell’EDF. Gli operai stavano facendo un’opera di manutenzione all’unità produttiva numero 2, quando sono stati rilevate tracce di elementi radioattivi dal monitoraggio dell’impianto. Le cause dell’incidente ancora non sono del tutto chiarite, ma gli operai, almeno per ora, stanno tutti bene.
aprile 5th, 2009 at 15:38
salve prof ….ma quello che ho scritto va bene?????………
aprile 11th, 2009 at 19:54
LE CATASTROFI CAUSATE DALLE PETROLIERE
Nel corso degli ultimi decenni sono stati diversi i disastri ambientali causati dal naufragio di petroliere. Il fenomeno si è intensificato in questi ultimi tempi al punto che ogni anno almeno 20 milioni di tonnellate di idrocarburi vengono versati in acqua da centinaia di petroliere e navi da trasporto commerciale: una quantità sufficiente a riempire 10 000 piscine olimpioniche,o coprire una superficie di mare grande quanto la Gran Bretagna.
I mari neri d’Europa:
Si calcola che annualmente circa 330 000 animali marini di tutte le specie muoiano incatramati o perché hanno ingerito pesce al petrolio.
I fattori di rischio:
Tra le cause di questi disastri ambientali si annoverano :
• L’età delle petroliere: l’età media della flotta petrolifera mondiale è di 15 anni; il 25% delle “carrette” ha però più di 20 anni. Raggiunti i 20 anni di attività, devono andare in disarmo.
• La pulizia delle petroliere: un aspetto poco sottolineato ma sicuramente dannoso per gli ecosistemi. Si stima che i versamenti internazionali di questo tipo ammontino a circa 3 milioni di tonnellate all’anno.
• Gli incidenti durante le estrazioni del petrolio: un’altra causa di inquinamento sono gli incidenti agli impianti di trivellazione petrolifera e le perdite dalle condutture tra le piattaforme off-shore e la terra ferma.
Un caso emblematico
Secondo quanto riportato da recenti dossier delle associazioni ambientaliste, il 40% delle imbarcazione viola sistematicamente le norme di sicurezza o non è in regola con i parametri di costruzione.
La petroliera Jessica
Exxon Valdez, Haven, Erika, Ievoli Sun , Jessica. Nomi utilizzati per battezzare navi, soprattutto petroliere. Nomi che oggi significano una cosa sola: disastro ecologico. La sorte ha voluto che alcuni di questi immani disastri si rovesciassero su luoghi celebri come ultimi paradisi naturali.
La fuoriuscita dal ventre della petroliera ecuadoriana Jessica di 600 mila litri di carburante a poche centinaia di metri dalle coste delle Isole Galapagos, nell’Oceano Pacifico, il 16 gennaio 2001, non è che l’ultima di una disgraziata quanto lunga serie. Un incidente che ha rischiato di distruggere un ecosistema essenziale per lo studio della vita sul pianeta. Le isole Galapagos, sin da quando vi giunse Charles Darwin, infatti non cessano di sorprendere scienziati e naturalisti di tutto il mondo. Là vivono gruppi animali unici. Alterare l’ecosistema delle isole significa mettere a rischio specie che non potrebbero vivere da nessun’altra parte del mondo.
I fatti
Il 16 gennaio 2001 la nave cisterna Jessica si avvicinò troppo alle coste incantate delle isole Galapagos e lì vi naufragò. Al suo interno vi era qualcosa di estremamente pericoloso per tutto l’ecosistema dell’isola: diesel e il cosiddetto “bunker full”, un carburante più pesante e appiccicoso rispetto al primo. Rigettando in mare il suo carico di morte Jessica mise a dura prova gli scienziati, i ricercatori, gli abitanti dell’intero arcipelago che lavorarono con ogni mezzo per circoscrivere e impedire un disastro ecologico di ampie proporzioni. E’ da ricordare che la petroliera Jessica navigava senza carte a bordo e, soprattutto, senza copertura assicurativa.
Le conseguenze
Un primo studio, avvenuto attraverso riprese satellitari, riuscì a seguire il percorso del petrolio lungo tutto l’arcipelago evidenziando come le isole più esposte fossero quelle situate a nord e a ovest rispetto al punto in cui la nave si incagliò sul fondo sabbioso. Moltissime le specie colpite dalla “marea nera”. Tra queste: il gabbiano della lava, che depone le sue uova proprio sulle spiagge imbrattate dal petrolio, l’otaria delle Galapagos e il pinguino delle Galapagos.
Il pericolo di questo luogo purtroppo non è riducibile solo al petrolio. Dietro la magnifica cornice che accoglie coloro i quali approdano sull’isola, aleggia lo spettro della rovina di un paradiso solo all’apparenza ancora intatto. Fino a un trentennio fa la presenza umana era ridottissima, non c’erano strade né automobili. Da quando l’arcipelago è diventato parco nazionale si è innescato un meccanismo perverso. I naturalisti considerano il luogo un patrimonio unico ma l’Ecuador, che possiede la sovranità sulle isole, incoraggia la colonizzazione sperando di consolidare il proprio potere e aumentare lo sviluppo del turismo. Una vera e propria invasione che entra in competizione con le specie endemiche presenti, che oltre ad essere uniche al mondo non sono in grado di difendersi, non essendo mai entrate in contatto con specie provenienti da altri ambienti.
Con questo si deduce che l’uomo non è solo responsabile di disastri ecologici di grosse proporzioni, ma che è a causa sua che paradisi ambientali vengono irrimediabilmente alterati o addirittura distrutti.
aprile 11th, 2009 at 20:11
Prof ho dimenticato la posizione delle Galapagos
Latitudine: 0° 54′ Sud
Longitudine: 89° 36′ Ovest
sorry
aprile 14th, 2009 at 16:07
la catastrofe che voglio segnalare è quella del terremoto dell’Aquila! una vera distruzione di case e centri abitati. Le scosse di questo terremoto sono iniziate nel Dicembre del 2008 e la scossa più forte, potente è statail 6 Marzo del 2009 alle ore 3.32 del mattino. La potenza del terremoto è arrivata fino a 5.8 di magnitudo sulla scala Richter(6.3 Mw), mentre sulla scala Mercalli l’intensità è stata di VII-IX. L’epicentro ha scatenato la sua forza in queste coordinate: 42°20′2.4″N 13°20′2.4″E. La profondità dell’epicentro era di 8,8 km. Le vittime di questa catastrofe sono state 294 morti, 1500 feriti e 55.000 sfollati circa. le scosse sono continuate anche i giorni dopo, ma d’intensità minore. le case costruite con legno hanno resistito alle scosse, mentre quelle costruite con la sabbia marina (si presume) hanno ceduto.
aprile 19th, 2009 at 16:47
Prof per favore cancelli l’altro appunto perchè il computer ha fatto casino con il carattere. Provo a rimandarlo. Grazie
IL PIU’ GROSSO DISASTRO AMBIENTALE
Se facciamo una ricerca su internet cercando “disastri ambientali”, troviamo subito casi di petroliere che hanno disperso il loro carico di greggio in mare oppure i guasti ad impianti nucleari che hanno provocato nubi di sostanze radioattive estremamente nocive. Si tratta per lo più di disastri provocati direttamente dall’uomo a causa di gravi negligenze. Non a caso molte delle petroliere utilizzate ancora oggi vengono chiamate “carrette del mare” e molto probabilmente non tutti i paesi che si avvalgono di impianti ad energia nucleare osservano le giuste norme di sicurezza o provvedono ad una adeguata manutenzione degli impianti stessi. L’errore umano ha poi una grossa percentualità in questi casi.
Esistono poi disastri naturali non prevedibili, come ad esempio il terremoto di un paio di settimane fa in Abruzzo, che continua a spaventare la popolazione con scosse di assestamento anche di forte intensità oppure il maremoto nell’oceano indiano, che quattro anni e mezzo fa ha provocato moltissime vittime in Asia a causa della conseguente onda anomala, lo tzunami. In questi casi non si può parlare di disastri ambientali perché questi fenomeni sono di tipo naturale. Infatti la crosta terrestre è in continuo movimento e l’uomo può solamente determinare le zone ad alto rischio sismico, provvedendo poi ad adottare misure precauzionali nelle costruzioni ecc…
Quello che vorrei considerare in questo mio appunto sono quegli eventi che chiamiamo molto facilmente “naturali”, ma che di naturale ben poco hanno. E per farlo non c’è bisogno di andare troppo lontano. Il 14 agosto 2008 nella mia cittadina, Oleggio, si è scatenato il finimondo. Due trombe d’aria hanno investito la zona tra Oleggio e Bellinzago. Grandine con chicchi grandi come il pugno di una mano hanno distrutto la carrozzeria di centinaia di automezzi, il forte vento ha scoperchiato tetti danneggiando abitazioni. Alberi sradicati, coltivazioni distrutte. Nella nostra zona si coltiva ancora molto granoturco che era quasi pronto per essere raccolto. In effetti anche le trombe d’aria sono provocate dalla natura e ci sono luoghi dove purtroppo la popolazione è abituata a subire i danni di un tornado o di un tifone. Ma si tratta di paesi che hanno un clima tropicale dove correnti di aria calda si scontrano con correnti di aria fredda, complice il mare che ne provoca la formazione. Perché allora le nostre zone, che fino a poco tempo fa non sapevano nemmeno cosa fosse una tromba d’aria, si trovano oggi a dover fare i conti con fenomeni di questo tipo?
Che dire poi dell’aumento della temperatura globale? I ghiacci del polo nord e del polo sud si stanno lentamente sciogliendo. Gli animali stessi hanno grosse difficoltà di orientamento. Qualche tempo fa sono stati avvistati degli orsi bianchi che nuotavano in mare aperto. Non erano più in grado di seguire lo stesso percorso fatto ogni anno.
Il buco dell’ ozono che produce il surriscaldamento della terra con conseguenti mutamenti climatici è il più grosso disastro ambientale che l’uomo abbia mai provocato. Non ha conseguenze forse così immediate come quelle di una petroliera che disperde in mare tonnellate di petrolio, ma sicuramente molto più catastrofiche per tutto il nostro pianeta. Inoltre, pur sapendo che la causa è l’inquinamento dell’atmosfera, l’uomo non sta facendo nulla perché questo inquinamento non aumenti.
OLEGGIO:
LATITUDINE 45° 36’ 8’’ N – LONGITUDINE 08° 38’ 40’’ E
aprile 19th, 2009 at 19:06
COSA NASCONDE IL BOSCO DELLE QUERCE
Premessa
La gran parte delle emergenze ambientali accadute negli ultimi anni in Europa può essere ricondotta ad un carico eccessivo di sostanze chimiche presenti o rilasciate nell’ambiente. Solo a partire dagli anni ’60 si è cominciato ad affrontare il rischio chimico con crescente interesse e sistematicità, difatti in precedenza l’impatto chimico sull’ambiente era visto principalmente come un fattore di rischio solamente potenziale per l’uomo. Negli anni ’80 è stato riconosciuto che le sostanze chimiche rilasciate nell’ambiente possono causare danni seri e duraturi sia in campo ambientale che per la salute dell’uomo.
Nel “Major Accident Reporting System” (MARS), una banca dati in cui sono raccolti i casi più rilevanti di incidenti avvenuti in Europa, individuati sulla base della Direttiva del Consiglio Europeo 82/501/CE, nota come “Direttiva Seveso”, alla fine del 1991 erano stato catalogati 121 incidenti.
Major Accident Hazards Bureau
Selves Plants Information Retrieval System (SPIRS)
Objective: visualise the geographical component of risk potentials of major hazardous chemical plants in the EU
Tra i casi di contaminazione dell’aria con sostanze tossiche, per le tragiche conseguenze sulla popolazione e sull’ambiente, se ne ricorda uno in Italia in modo particolare, quello accaduto il 10 luglio 1976 quando la città di Seveso, e alcuni paesi limitrofi della Brianza, furono contaminati da una nube di diossina sollevatasi dallo stabilimento chimico ICMESA.
Simbolo di quell’incidente (segnato dall’evacuazione della popolazione, da lunghe operazioni di bonifica dei terreni e da effetti sulla salute ancora oggi in fase di studio) fu l’immagine di bambini con il volto deturpato dalla cloracne (formazione di pustole di difficile cicatrizzazione).
“Ai cittadini di Seveso non piacque . Direttiva Seveso, spiegarono infervorati, sarebbe diventato un marchio ingombrante per gli abitanti del paese travolto dalla diossina. Come dire Seveso e pensare subito a una catastrofe. No grazie. In quell’estate del 1980 la Comunità economica Europea decise così e così fu due anni dopo, quando la direttiva venne definitivamente approvata. Seveso dava il nome a una legge destinata a prevenire gli incidenti industriali. Come? Imponendo controlli accurati per le aziende che producevano o utilizzavano sostanze tossiche……….”
Tratto da “Quelli della diossina” di D. Colombo
aprile 19th, 2009 at 19:10
Seveso: il fattoSeveso, 16706 abitanti (all’epoca dei fatti), un comune della bassa Brianza a metà strada fra Milano e la frontiera svizzera, un nome come tanti sulla carta geografica.
A Seveso, Cesano Maderno, Desio, Meda, cittadine pressoché unite tra loro, erano insediante molte imprese artigiane (mobili, plastica, officine metalmeccaniche, lavorazioni meccaniche di precisione) ed alcuni grossi complessi industriali, che convivevano con piccole attività agricole, tenacemente sopravvissute all’industrializzazione degli anni ’60.
Tra queste l’impianto chimico ICMESA S.p.a. (Industrie Chimiche Meda Società), 170 dipendenti, di proprietà della società Givaudan di Ginevra, a sua volta acquistata dal gruppo Hoffman- La Roche nel 1963. La ditta sorgeva nel comune di Meda al confine con la cittadina di Seveso. Produceva intermedi per l’industria cosmetica e farmaceutica tra i quali, a partire dal 1969 e con produzione intensificata degli anni’70, il 2,4,5 triclorofenolo (TCP), composto tossico non infiammabile utilizzato come base per la sintesi di erbicidi.
All’interno dell’ICMESA la lavorazione del TCP avveniva mediante una reazione esotermica a 150 – 160 °C. Al fine di evitare la formazione di diossine, tra cui la 2,3,7,8 tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), e dibenzofurani la temperatura di reazione doveva essere mantenuta a disotto dei 180 °C.
Il 10 luglio 1976
Il 10 luglio 1976, alle ore 12.37’07”, a Seveso si verifica un evento destinato a pesare profondamente sulla “coscienza scientifica” del mondo intero.
Dal reattore “A 101″ dello stabilimento chimico dell’ICMESA, utilizzato per l’idrolisi alcalina di TCB (1,2,3,4 tetraclorobenzene) e 2,4,5 triclorofenato di sodio, un composto intermedio della preparazione di triclorofenolo (TCP), si verifica una fuoriuscita di materiale gassoso.
Causa diretta dell’emissione fu una sovrappressione anomala provocata da una reazione esotermica nella vasca del triclorofenolo, che provocò il cedimento del disco di rottura della valvola di sicurezza. Il disco di rottura del reattore scoppiò e alla temperatura 250°C la TCDD, accompagnata dagli altri prodotti, fuoriuscì dal condotto di emissione sul tetto, disperdendosi in atmosfera per la mancanza di polmone di espansione.
L’emissione di diossina per distillazione continuò per ore, seguita da evaporazione sino al raffreddamento.
La nube interessò aree abitate e la ampia sua dispersione fu favorita dalla velocità del vento. Sul colore della nube non tutti i testimoni erano d’accordo: chi diceva bianca, chi grigio scura, chi rossiccia…. Ma, se non lo erano sul colore lo erano su di un altro fatto: in quella calda mattina di luglio la nuvola si spostava verso sud e sul suo percorso incontra bambini che giocano, donne impegnate nelle faccende di casa, passanti. Tutti provano un intenso bruciore agli occhi e alla gola, fatica a respirare, paura. La nuvola prosegue sul suo cammino, depositando milioni di invisibili particelle in basso e disperdendone altri milioni in alto, verso il cielo. Nonostante tutto, pochi minuti dopo il passaggio della nube la vita riprese come prima, a Seveso: era uno dei tanti incidenti ai quali la popolazione era abituata.
Infatti nel 1970, nel 1971 e nel 1975 vi erano state denunce all’autorità giudiziaria contro l’ICMESA, responsabile di gravi fatti di inquinamento ambientale, denunce che si erano concluse con sentenze di assoluzione o lievi sanzioni.
Invece quella volta era diverso. La nube del 10 luglio non era come le altre.
La miscela contenuta nel reattore al momento della sospensione dell’attività lavorativa era probabilmente costituita da circa 2030 Kg di 2,4,5 triclorofenato di sodio ( o altri prodotti di idrolisi del TCB), 540 kg di cloruro di sodio e circa 2000 Kg di prodotti organici. Nella bonifica del reattore furono trovati 2171 kg di materiale, prevalentemente cloruro di sodio ( 1560 kg). Pertanto l’emissione in atmosfera, costituita da una serie di inquinanti compresa la diossina, dovrebbe essere stata nell’ordine dei 3000 kg. Sul quantitativo di diossina contenuta nella nube tossica sono stati riportati in letteratura tecnica valutazioni diverse, si citano infatti valori che differiscono di vari ordini di grandezza, dai 300 g ai 130 kg.
I giorni successivi
La prova tangibile della gravità dell’accaduto venne il giorno dopo, quando l’erba dei prati diventò secca, gialla, bruciata, la corteccia degli alberi cominciò a staccarsi, priva di vita, le foglie si arricciarono, gli animali da cortile incominciarono a morire e quindi la comparsa nella popolazione di disturbi respiratori ed epatici.
Poi i segni della nube incominciarono ad apparire sul volto e sul corpo dei bambini, gli stessi che giocavano al caldo del sole di sabato 10 luglio: piaghe sulle braccia, pustole rosse sul viso, lesioni simili ad ustioni sul corpo, disturbi intestinali, febbre alta.
Era una domenica pomeriggio. L´11 luglio 1976. Il sindaco di Seveso, Francesco Rocca, ricevette la visita di due tecnici dell´ICMESA.
I due tecnici, il dottor Paoletti chimico dell’ICMESA e il suo vice Barni, gli riferirono di un incidente successo il 10 luglio all’interno della fabbrica.
Paoletti “Parlò dell’incidente, della produzione di triclorofenolo, di un guasto a una valvola e di una nube di vapore che si sarebbe dispersa nell’aria. Ma quando Rocca chiese spiegazioni sul tipo di sostanza uscita dal reattore, Paoletti divento improvvisamente reticente. Divagò, prese tempo, negò che si potesse sapere con certezza di cosa si trattava, era invece convinto – e lo disse senza troppe timore- che sarebbe stato opportuno avvertire le famiglie che abitavano vicino alla fabbrica, perché non mangiassero frutta e verdura raccolte in giardino. Niente di cui preoccuparsi, concluse, solo per precauzione.”
Tratto da “Quelli della diossina” di D. Colombo
Il 12 luglio 1976 la direzione della fabbrica scrisse all’ufficiale sanitario supplente dottor Uberti, che sostituiva il titolare, professor Ghetti, in ferie:
“Facendo riferimento alle precedenti informazioni e colloqui e alla vostra visita odierna, vi confermiamo quanto segue:
Sabato 10 luglio 76 alle ore 12.40 ca. si è verificato all´interno del nostro Stabilimento un incidente.
Vi precisiamo che la fabbrica era ferma per la normale giornata di sosta del sabato con la presenza soltanto di personale di manutenzione e lavori vari, che non interessavano il reparto in questione.
Le cause dell´incidente sono tuttora all´esame e al vaglio. Per ora possiamo supporre che la dinamica dei fatti sia avvenuta per una inspiegabile reazione chimica esotermica in un reattore lasciato in una fase di raffreddamento. Nel reattore si trovavano le materie seguenti: tetraclorobenzolo, etilenglicole e soda caustica che portano alla formazione di triclorofenolo grezzo.
Alla fine del normale orario di lavoro (alle ore 06.00 del sabato) il reattore è stato lasciato fermo senza agitazione e riscaldamento, come di consueto, contenente il prodotto grezzo.
Non sappiamo cosa possa essere successo fino alle ore 12.40, momento in cui si è rotto il disco di sicurezza, lasciando fuoriuscire una nube di vapori che, dopo aver investito le piante all´interno del nostro Stabilimento, si è diretta verso sud-est, spinta dal vento e dissolvendosi nel giro di breve tempo. Non essendo in grado di valutare le sostanze trascinate da questi vapori ed il loro esatto effetto, abbiamo provveduto ad intervenire presso i vicini per impedire il consumo di eventuali prodotti d´orto, sapendo che il prodotto finito viene anche impiegato in sostanze erbicide. Per il momento abbiamo sospeso questa lavorazione, concentrando le nostre ricerche nella spiegazione di quanto accaduto, per evitare casi analoghi nel futuro”.
La certezza scientifica della fuoriuscita di TCDD fu confermata il 14 luglio dalle analisi compiute nel laboratorio della Givaudan a Duebendorf (Zurigo) su materiale prelevato nell´ambiente circostante l´ICMESA. Anche dopo la conferma dei sospetti iniziali, sia i responsabili dell´ICMESA che quelli della Givaudan non dettero alcuna comunicazione della circostanza alle autorità italiane.
Il 15 luglio il Dottor Uberti accertò i numerosi casi di intossicazione e raccomandò alle autorità di prendere urgentemente “immediati provvedimenti per tutelare la salute della popolazione”. I sindaci dei due comuni dovevano: delimitare la zona con paletti recanti come testo la seguente dicitura: “Comuni di Seveso e Meda. Attenzione. Zona infestata da sostanze tossiche. Divieto toccare o ingerire prodotti ortofrutticoli, evitando contatti con vegetazione, terra ed erbe in genere”; avvisare, mediante manifesto la popolazione di non toccare assolutamente né ortaggi, né terra, né erba, né animali della zona delimitata e di mantenere la più scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti, usando l´acqua come migliore detergente.
Soltanto il 16 luglio (sei giorni dopo l’incidente) venne invitata la popolazione a non cibarsi di ortaggi coltivati negli orti intorno all’ICMESA.
Solo il 18 luglio (otto giorni dopo l’incidente) il direttore del Laboratorio chimico Provinciale di Milano prospettò ai responsabili della fabbrica di Meda la possibilità della presenza di diossina. Lo stesso giorno il il 18 luglio il Sindaco di Meda ordinò a scopo cautelativo la chiusura della fabbrica.
Solo il 19 luglio, l´ICMESA e la Givaudan si decisero ad ammettere la gravità della situazione, dichiarando ufficialmente la presenza di tetraclorodibenzo-para-diossina tra le altre sostanze altamente tossiche.
Invece soltanto il 21 luglio il direttore del Laboratorio provinciale di igiene e profilassi, Dr. Cavallaro, e l´ufficiale sanitario di Seveso, Dr. Ghetti, dai Laboratori Givaudan di Duebendorf, confermarono al sindaco di Seveso la presenza di diossina nella nube tossica fuoriuscita il 10 luglio.
Solo il 26 luglio (sedici giorni dopo l’incidente) i 179 abitanti della zona introno all’ICMESA (quella chiamata zona A di massima esposizione) vennero fatti evacuare.
La nube di diossina non si era dissolta nell’aria, come ottimisticamente pensavano molti osservatori quel sabato mattina. Parte si era depositata al suolo, parte era stata trasportata più lontano; ma con identici risultati. Per giorni e giorni questo tremendo veleno, creato dall’uomo venne calpestato, spostato; si attacco alla suole delle scarpe, ai vestiti, alle automobili, proseguì la sua corsa.
Il 27 luglio i militari guidati dai tecnici del comune, raggiunta quella che sulle carte era segnata come zona A, un´area di 15 ettari che risulta essere quella maggiormente contaminata, sotto una pioggia battente iniziarono a stendere i reticolati doppi di filo spinato per sbarrare le vie di accesso al quartiere.
Il 2 agosto altre 444 persone lasciarono la loro casa, dopo che ulteriori accertamenti avevano dimostrato come la zona inquinata fosse ben più vasta di quella inizialmente presa in considerazione.
Dopo la diossina, l’uomo: strutture burocratiche che tardavano a mettersi in moto, conflitti di competenze, tendenza a minimizzare, uso distorto dell’informazione scientifica, incapacità di comprendere la gravità reale del problema. Tutto ciò successe nei mesi e anni successivi.
Intere famiglie vengono sradicate dalle loro case, mentre si svolgono centinaia di casi individuali: i bambini segnati dalla cloracne, il timore che lentamente il veleno si stia accumulando nel fegato e negli organi, la paura delle future madri del possibile effetto della diossina. E’ soprattutto quest’ultimo argomento a monopolizzare l’attenzione. Lo stato, dopo vari tentennamenti, scelse una via di mezzo, permettendo l’aborto terapeutico ma costringendo in un fitta rete di permessi, esami, controlli, colloqui. I risultati si sapranno solo nel 1979, i dati ufficiali parleranno di 4 casi di malformazioni accertate nel 1976, 38 nel 1977 e 164 nel 1978.
aprile 19th, 2009 at 19:15
Gli interventi istituzionali: nasce l’Ufficio Speciale per Seveso.
In ambito regionale, il 2 giugno 1977, il Consiglio Regionale approvò 5 programmi operativi per la bonifica del territorio. Il programma operativo numero 1 fu relativo agli accertamenti e ai controlli sull´inquinamento del terreno, delle acque e della vegetazione ed agli interventi di decontaminazione e di bonifica del terreno e degli stabili, “anche per prevenire la diffusione dell´inquinamento”. Il numero 2 interessò gli accertamenti, i controlli, l’assistenza sanitaria e la tutela della salute pubblica nella zona colpita. Esso comprendeva anche gli accertamenti, i controlli e gli interventi nel campo della profilassi medico-veterinaria e dell’assistenza zooiatrica. Il numero 3 invece si doveva occupare di assistenza sociale e scolastica, comprendendo anche l’assegnazione provvista di alloggi alle popolazioni sfollate. Il numero 4 comprese il ripristino o la ricostruzione delle strutture civili e delle strutture abitative non recuperabili e la “realizzazione delle opere necessarie per il ristabilimento delle condizioni di vita adeguate alla particolare situazione della zona colpita e delle capacità produttive dei terreni agricoli interessati”.
Il programma numero 5 doveva infine coordinare gli interventi a favore di imprese, singole o associate, agricole, artigiane, turistiche ed alberghiere, industriali e commerciali, che avevano subito danni ” in conseguenza dell’inquinamento da sostanze tossiche”.
Per attuare questi programmi e coordinare il lavoro, la Regione Lombardia , con la Legge n. 27 del 17.06.1977 istituì l’“Ufficio Speciale di Seveso”. L’ufficio venne chiuso nel marzo 1987 .
A livello nazionale, il 16 giugno 1977, il Parlamento approvò l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla fuga delle sostanze tossiche dall’ICMESA che ebbe il compito di accertare le attività della fabbrica di Meda, le responsabilità amministrative relative all’insediamento industriale e le conseguenze dell’incidente sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sul territorio e sull’economia della zona. La Commissione, composta da 15 deputati e da 15 senatori, avrebbe dovuto indicare anche i provvedimenti da adottare “per indennizzare i cittadini danneggiati dall’incidente del 10 luglio 1976 e per ottenere dai responsabili dello stesso il risarcimento dei danni”.
Il danno ambientale
Mappa della zona colpita dalle emissioni della ICMESA (tratta da Seveso vent’anni dopo – Fondazione Lombardia per l’Ambiente – Ramonetta Repossi)
Nei mesi successivi all’incidente venne elaborata una prima mappa di contaminazione. L’area colpita venne divisa in tre zone A,B,R a contaminazione del suolo decrescente:
Zona A A/B B B/R R
superficie (ha) 87,3 269,4 1430
abitanti 706 4613 30,774
concentrazione di TCDD (µg/m2) 580,4 ÷ 15,5 4,3 ÷ 1,7 1,4 ÷ 0,9
valore medio di confine di TCDD (µg/m2) 50 5
valore medio di confine di TCDD (pg/g) o (ppt) ~ 400 ~ 40
La zona di confine tra le zone A e B venne stabilita dove la concentrazione media di TCDD nel suolo risultava < 50 µg/m2; il confine tra le zone B e R venne stabilita dove la concentrazione media di TCDD nel suolo risultava < 5 µg/m2.
Inoltre visto che nella zona A la concentrazione di TCDD si estendeva per quattro ordini di grandezza, la zona venne suddivisa in sub-zone da A1 a A8, ciascuna caratterizzata da livelli di TCDD decrescenti.
Il monitoraggio della distribuzione della diossina nel suolo, effettuato per oltre 17 mesi, dimostrò che la TCDD nella parte superiore del terreno, pari a oltre il 90% della diossina misurabile, si riduceva del 50% nei primi 5 mesi, per effetto della fotodecomposizione, ma poi nel terreno tendeva a stabilizzarsi.
I livelli di TCDD nelle acque superficiali, sotterranee e nei sedimenti fornirono risultati costantemente negativi, a riprova della bassa solubilità in acqua della TCDD.
Il pulviscolo volatile venne monitorato al fine di valutare la possibilità che le particelle contenti TCDD fossero trasportate dai suoli contaminati, specialmente durante le operazioni di bonifica.
Nella vegetazione i livelli di TCDD diminuivano con l’aumentare della distanza dall’ICMESA. Dopo l’incidente i livelli raggiunsero valori nell’ordine di qualche mg/kg, mentre nella vegetazione di nuova crescita negli anni successivi i livelli diminuirono drasticamente di alcuni ordini di grandezza.
Dopo l’incidente si verificò una elevata mortalità negli animali, principalmente conigli e pollame. La mortalità nella zona A fu ovviamente maggiore che nelle aree B e R. Nelle fattorie dove gli animali venivano alimentanti con verdure provenienti dalle aree contaminate la mortalità raggiunse il 100% .
Sulla base di monitoraggi ambientali venne vietato il consumo di vegetali ed animali provenienti dalla zone A, B e R. Successivamente venne deciso di abbattere gli animali allevati in fattorie ubicate in queste aree al fine di evitare il rischio di inserimento di TCDD da parte della popolazione; gli animali morti o abbattuti furono circa 80.000. La misurazione della TCDD nel latte di mucca confermò che il livello maggiore si riscontravano il campioni di latte proveniente da fattorie poste vicine all’impianto.
La bonifica
Nella zona A (subzona A1-A5) la bonifica si concluse nel 1977; vennero demolite tutte le costruzioni e rimosso lo strato superiore di terreno, fino a una profondità di 40 cm.
Distribuzione delle subzone A1-A8 a concentrazione di diossina decrescente. (tratta da Seveso vent’anni dopo – Fondazione Lombardia per l’Ambiente – Ramonetta Repossi)
Nelle restanti subzone, caratterizzate da livelli di contaminazione relativamente bassi se paragonati con quelli delle altre subzone , vennero adottate procedure di recupero. Detta area identificata come zona A – subzona A1-A5, venne, negli anni successivi, trasformata a parco, il Bosco delle Querce.
In particolare nelle subzona A6-A7, che si estendevano per circa 32 ettari e distavano circa 1200 metri dall’ICMESA, che rivestivano una notevole importanza sociale ed economica in quanto erano ospitati circa il 67 % della popolazione evacuata dalle altre subzone A, i livelli di TCDD nel suolo erano di circa 270 µg/m2.
Il recupero venne realizzato attraverso la rimozione meccanica dello strato superficiale di suolo inquinato da TCDD, in modo da raggiungere concentrazioni comprese entro i limiti tollerabili, vennero scorticati circa 25 cm.
Gli edifici vennero sottoposti a scrostatura e pulitura, furono eseguiti test di verifica su 87 edifici e giardini. Al termine delle operazioni di recupero tutti i livelli di TCDD risultarono sotto i limiti tollerabili. Lo stesso fu effettuato per le aree agricole e di allevamento che venero testate tramite prelievi di strati superficiali di terreno.
Quanto i risultati erano negativi, le operazioni di pulizia si ritenevano terminate e le autorità sanitarie autorizzavano il regresso della popolazione evacuata.
La bonifica delle zone B e R fu iniziato nel 1977, la semplice aratura ridusse, nei primi 7 cm di terreno, i livelli di TCDD in maniera considerevole, il trattamento venne ripetuto per tutto il 1977 e anche negli anni successivi. Il rapido effetto della diluizione venne accompagnato da lenti processi di degradazione della molecola di TCDD che venivano facilitati dal suo trasferimento dagli strati di terreno più profondo a quello superficiali, rendendo così possibile l’azione di processi di demolizione fotochimica della diossina. L’aratura venne applicata anche al recupero di diverse aree di interesse agricolo.
Lo smaltimento delle scorie e dei residui di bonifica
Tutto il materiale, terreno e macerie, nonché le attrezzature impiegate per le operazioni di bonifica furono collocati in due “vasche”, discariche speciali controllate, situate poca distanza dal sito dell’incidente nei comuni di Seveso e Meda. Nella discarica A, ubicata nel comune di Seveso, vennero depositati i materiali rimossi nel territorio di Seveso e quelli provenienti dalla demolizione dell’ICMESA, per un volume di circa 200.000 m3. Nella discarica B, situata nel comune di Meda, e adiacente al torrente Certosa, vennero accumulati i materiali rimossi dalla zona contaminata sita a nord dell’impianto e i fanghi contaminati da TCDD provenienti dal depuratore di Seveso, circa 80.000 m3. Le discariche vennero provviste di impianto per il drenaggio e il trattamento del percolato nonché dotate di sistemi di monitoraggio per controllare gli assestamenti degli argini delle vasche. Per la discarica A vennero inoltre realizzati impianti di monitoraggio del materiale accumulato e dell’integrità della geomembrana. Sull’intera area venne realizzata una rete di piezometri per il controllo dei livelli e della qualità delle acque di falda, nonché la verifica di eventuali fuoriuscite di percolato dalla discarica.
Dopo i primi interventi rimase il problema relativo allo smaltimento delle scorie tossiche provenienti dall’interno del reattore esploso nell’impianto ICMESA. In Italia e in Svizzera non si riuscirono a trovare soluzioni adatte, e nel resto d’Europa nessun paese era disposto a smaltirle, nonostante l’esistenza di siti di smaltimento idonei e inceneritori ad alta temperatura. Nella primavera del 1982 le autorità italiane ottennero dalla Mannesmann Italiana il consenso a occuparsi delle scorie. La compagnia si impegnò a trasportare i rifiuti del reattore contenenti diossina a un sito autorizzato e, firmati gli accordi, il materiale venne asportato accuratamente dalla vasca di reazione in condizioni di massima sicurezza. I 41 fusti con il materiale vennero trasportati, con approvazione ufficiale sancita da un notaio, al luogo di destinazione.
aprile 19th, 2009 at 19:21
Partirono in gran segreto la mattina del 10 settembre 1982. I quarantuno fusti con la diossina rimasta nel reattore esploso lasciarono l’ICMESA alle prime luci dell’alba. Furono caricati da tecnici svizzeri la sera prima su un camion rosso e blu, con targa straniera diretto a ….. Dov’era diretto?
«Lo sanno solo i responsabili della Givaudan»………….
Il commissario speciale per Seveso, Noè, si limitò a scortare con l’auto blu della Regione Lombardia il camion fino a dodici chilometri oltre la frontiere francese per assicurarsi che lasciasse l’Italia. Così si era stabilito così aveva fatto. E i fusti?
Un gioco di scatole cinesi per coprire gli spostamenti e consentire ai fanghi di finire in qualche discarica . Dove? In una miniera della Repubblica Democratica Tedesca? La Germania smentì.
Un giallo che proseguì fino al 19 maggio del 1983 quanto furono trovati in Francia fusti contenti diossina. Ma erano veramente quelli provenienti da Meda?
Non c’erano dubbi invece per i dirigenti della Hoffmann La Roche….. e ne chiesero la consegna.
Il 4 giugno i quarantun fusti con la diossina erano già a Basilea, dove furono inceneriti in pompa magna davanti a centinaia di giornalisti televisivi e della carta stampata soltanto due anni dopo, nel giugno del 1985……………………….
Tratto da “Quelli della diossina” di D. Colombo
Seveso: poi
La gravità dell’incidente di Seveso, il caso più grave di inquinamento atmosferico del Nord Italia, rese evidente la necessità di una legislazione sul rischio industriale: è del 24 giugno 1982 la Direttiva Europea 82/501, denominata appunto “Direttiva Seveso” sulla prevenzione dei rischi dovuti alle attività di impianti come stabilimenti chimici, raffinerie, depositi di sostanze tossiche o di gas liquefatti, soggetti a rischio di esplosioni, incendi ed emissione di composti dannosi, recepita in Italia solo nel 1988, con il DPR 175. Quel documento fu seguito dalla “Direttiva Seveso II” 96/82, recepita in Italia con D.L. 334/99: tra i contenuti di maggior rilievo, vi è l’obbligo per il gestore dello stabilimento di redigere schede di informazione per i cittadini e i lavoratori, e la programmazione di un piano di emergenza.
Negli anni 1983-88 sono state effettuate alcune misure nelle aree occupate dalle due discariche.
Per la discarica A, si sono riscontrati cedimenti omogenei e in costante attenuazione; per la discarica B, i cedimenti delle postazioni ubicate sul muro di contenimento sono risultati uniformi e di minore entità che nella vasca A .
Le misure piezometriche hanno confermato la presenza, senza modifiche apprezzabili, di una falda superficiale con livello piezometrico a circa 40 metri dal piano di campagna e di una falda profonda con livello piezometrico di alcuni metri inferiore al precedente. È stata misurata una variabilità del regime in prossimità del torrente Certesa, riconducibile all’effetto disperdente del torrente.
La qualità delle acque della prima falda venne valutata in funzione delle determinazioni analitiche di diversi elementi dai quali è risultata una tendenza generale al rialzo nel tempo dei valori relativi alla conducibilità elettrica specifica, alla ossidabilità, carbonio organico, calcio, potassio, sodio, azoto, nitroso e solidi sospesi. Una tendenza incerta è stata notata per i valori relativi al pH, cloruri, magnesio e azoto ammoniacale e infine una tendenza in diminuzione per l’azoto nitrico. Per quanto riguarda la seconda falda, si sono osservati di norma concentrazioni inferiori a quelle della prima falda.
Il controllo della qualità dei percolati ha evidenziato la presenza di elementi vari in concentrazione tale da non consentire lo sversamento nel torrente Certesa, se non dopo adeguato trattamento.
Per quanto riguarda i valori di TCDD i prelievi e le relative analisi hanno individuato un contenuto di diossina “non valutabile”. In caso di positività si sarebbe provveduto a ripompare il percolato
alla sommità della vasca stessa.
I 200 milioni in vecchie lire pagate dalla multinazionale svizzera per il risarcimento furono usati per la bonifica dei terreni più contaminati come la zona A di Seveso dove tutto era stato raso al suolo perché irrecuperabile. I danni materiali e morali di questo disastro ecologico provocato dall’uomo restano incalcolabili.
Sette anni dopo l’incidente ebbe inizio il processo contro vari responsabili dello stabilimento; al direttore, Jörg Sambeth, fu inflitta una condanna di due anni e mezzo. Da allora, hanno fatto seguito molte polemiche, studi scientifici e battaglie legali, indagini sul destino di centinaia di fusti contenenti sostanze tossiche dell’ICMESA divenuti irreperibili, dubbi su quali fossero effettivamente le sostanze prodotte nell’impianto e quale la loro destinazione. La vicenda a tutt’oggi non si può definire conclusa.
Importante è stata la sentenza della Cassazione Sezioni Unite Civili 2515/2002, che sancì il diritto al risarcimento del danno morale delle vittime e dei loro familiari, sotto forma di “turbamento psichico e stress” causati dal “terrore di ammalarsi”.
Negli anni successivi si susseguirono numerose indagini epidemiologiche. Sinteticamente venne accertato che tra gli abitanti di Seveso è aumentata l’incidenza di alcuni tipi di tumore, in particolare del tratto digerente, dell’apparato respiratorio e del tessuto linfatico.
Ancora oggi, l’area è oggetto di indagini sugli effetti a lungo termine della TCDD. Articoli di stampa riportano che nel mese di novembre 2008 l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), su incarico del Comune di Seveso, ha effettuato il primo sopralluogo delle vasche A e B di Seveso e Meda situate nel Bosco delle Querce e contenenti materiale inquinato da TCDD-diossina, per procedere alle analisi del percolato e al suo smaltimento, che dovrebbe essere eseguito entro l’estate del 2009. Nel 2003 il percolato nelle vasche era stato classificato come «rifiuto speciale non pericoloso», non essendo stata riscontrata presenza di diossina.
Nasce il Bosco delle Querce Nel 1983 si decise di progettare, in quella che era la Zona “A” (”A1″-”A5″), un parco. I lavori ambientali e forestali iniziarono nel 1984 e terminarono nel 1986. Alla fine del 1986 la cura del parco fu affidata all´Azienda Regionale delle Foreste (ARF). Inizialmente vennero messe a dimora 5.000 piante arboree e piantati 6.000 arbusti. Grazie agli ulteriori interventi e alla cura dell´Azienda Regionale Foreste alla fine del 1998 il parco comprendeva 21.753 piante arboree e 23.898 piante arbustive ossia un patrimonio quadruplo rispetto all’impianto iniziale ereditato dall’Ufficio Speciale per Seveso. La scelta di realizzare un bosco dopo l’asportazione del terreno si deve anche ai movimenti popolari che sorsero a Seveso dopo l’incidente e che si opposero con forza alla decisione iniziale della Regione Lombardia di costruire un forno inceneritore per bruciare tutto il materiale inquinato. Il Bosco delle Querce è stato inaugurato ufficialmente nel maggio del 2004. Occupa una superficie di 42 ettari, di cui 37 recintati. Sull’intera superficie del parco sono stati riportati 15-20 cm di terra di coltura provenienti da zone distanti almeno 10 km dal luogo dell’incidente, alle quali vennero aggiunte speciali sostante organiche per favorire lo sviluppo di una flora batterica adatta alla successiva messa a dimora di alberi ed arbusti, sono presenti più di 21 mila alberi d’alto fusto, 23 mila arbusti, una cinquantina di specie animali. Sono stati realizzati undici pannelli che, collocati all´interno del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, descrivono ciò che prima c´era in quest´area, l´evento accaduto e la situazione attuale. La scrittura dei pannelli giunge al termine di un lungo percorso che ha richiesto l´intervento di un´equipe di esperti di processi di comunità. I pannelli sono stati collocati all´interno dell´area bonificata per creare percorsi guidati, tracce visibili per non dimenticare, che aiutino i visitatori del Bosco delle Querce alla comprensione degli avvenimenti e alla loro lettura scientifica e socio-ambientale.
La Regione Lombardia il 28 dicembre 2005 ha approvato la Legge Regionale n.21 di “Istituzione del Parco naturale del Bosco delle Querce”.
Ecco cosa nasconde IL BOSCO DELLE QUERCE
Mappa della zona colpita dalle emissioni della ICMESA
Estratto dalla Legge Regionale Lombardia n.21/2005
«I fatti di Seveso sono scritti solo in parte nel passato, ma dovremo leggerne ben altri nel futuro» …..dall’editoriale scritto da Giulio Maccacaro nel numero speciale della rivista “Sapere” dedicata al disastro dell’ICMESA pubblicato nel febbraio del 1977,
…………………………………… e purtroppo drammaticamente attuali.
Coordinate :LATITUDINE NORD 45°38’36” LONGITUDINE EST 9°08’15”
aprile 28th, 2009 at 16:57
Il più grande attacco nucleare della storia fu quello di Hiroshima e Nagasaki che provocò un totale di 200.000 vittime e molti altre migliaia di persone furono poi contagiati dalle radiazioni causate dall’attacco.
Era il mattino del 6 agosto 1945 quando alle ore nove il pilota dell’ Enola Gay (l’aereo fu così chiamato perchè il pilota ha voluto chiamarlo con il nome della sua mamma), direi cosa di cui non andarci molto fieri, sorvolò la citta e sganciò la bomba chiamata “Little Boy” su Hiroshima.
Il danno fu notevole centinaia di persone morirono all’istante e altre si ritrovarono con danni radioattivi notevoli.
Il secondo attacco avvenne soltando e purtroppo 3 giorni dopo prendendo di mira Nagasaki, grande centro militare durante la guerra. Lì sganciarono un’altra bomba, soprannominata “Fat Man”, e anche qui l’esplosione fu devastante.
A mio parere che l’uomo dopo il famoso genocidio ebraico non ne poteva combinare una peggiore di questi attacchi.
Coordinate Hiroshima: Latitudine nord 34°23′07″ Longitune est 132°27′0″
Coordinate Nagasaki: Latitudine nord 32°56′0″ Longitudine est 129°56′0″.
Arrivderci prof.
=)
maggio 3rd, 2009 at 16:27
Febbraio 2009 – Australia –
Gli incendi fanno una strage
VICTORIA
Brucia Victoria, in Australia. Lo stato nel Sud Est del continente messo in ginocchio dagli incendi che hanno già provocato 14 morti e altri 26 sono i dispersi, forse inceneriti nei boschi in fiamme o travolti dalle macerie delle loro case distrutte dal fuoco. Centinaia sono gli sfollati. I danni superano i 200 milioni di dollari. Da un paio di settimane, il termometro non scende sotto i 45 gradi. E’ la peggiore ondata di caldo da cento anni a questa parte. Oltre alle vittime del fuoco, decine, soprattutto anziani, sono le vittime del caldo che rende l’aria irrespirabile. L’Australia è colpita tutti gli anni da devastanti incendi boschivi, ma in questa stagione la combinazione di condizioni meteo avverse e la follia di alcuni piromani sta provocando la situazione peggiore a memoria d’uomo. Si parla di “tragedia assoluta”. Migliaia sono le case distrutte dagli incendi.
Il danno ambientale è incalcolabile. Le fiamme distruggono non solo la vegetazione e i raccolti, ma uccidono migliaia di animali che restano imprigionati tra le fiamme. Gli opossum e i koala che istintivamente si rifugiano tra i rami, muoiono carbonizzati. Anche i canguri non riescono a correre più veloce delle fiamme e coloro che sopravvivono non trovano nulla da mangiare una volta spente le fiamme. Ustionati e intossicati anche tra i tremila pompieri che da giorni gareggiano contro le fiamme un confronto impossibile. La siccità, il forte vento e il caldo da record non giustificano però l’origine di tanti incendi che le autorità attribuiscono anche alla mano dell’uomo. “In alcuni casi – spiega la polizia locale – le fiamme sono state appiccate con dolo”.
MELBOURNE
Uno scenario infernale, sono devastanti gli incendi che stanno distruggendo la zona a nord di Melbourne, nel sud-est dell’Australia. Fiamme alte come una casa di quattro piani che avanzano veloci, pioggia di cenere dal cielo, cittadine di campagna rase al suolo. E decine di morti, carbonizzati nelle case, nelle scuole, nelle auto con le quali cercavano di fuggire dal fuoco.
Il bilancio dei morti è salito a 108, i roghi proseguono, ci sono almeno 100 dispersi. Il fuoco ha devastato 300.000 ettari di territorio e distrutto almeno 640 case, lasciandone 14.000 senza corrente. Secondo le autorità ci vorranno giorni per avere ragione di tutti i focolai. I testimoni hanno parlato di fiamme alte come un palazzo di quattro piani e di pioggia di cenere dal cielo. Alcune persone sono morte bruciate dentro case, scuole ed edifici pubblici che non hanno fatto in tempo a lasciarli. Altre sono rimaste uccise mentre cercavano di difendere la loro abitazione dalle fiamme. Molta gente è morta bruciata dentro le auto, mentre cercava di fuggire. A Marysville, 500 abitanti, non è rimasto in piedi neppure un edificio. Si tratta della peggiore emergenza incendi in Australia dal 1983, dal “mercoledì delle ceneri” che fece 75 morti. Ma ormai anche questo tragico bilancio è stato superato. Gli ambientalisti hanno chiesto all’esecutivo nazionale di rendere più incisivi i provvedimenti contro il cambiamento climatico. “Vogliamo misure drastiche”. L’Australia ha sofferto di altri disastri ambientali -come una terribile siccità – negli anni scorsi.
VICTORIA 37 49 S 144 58 E
MELBOURNE 37°50′S, 145°0′E
maggio 3rd, 2009 at 18:27
Per Fabio Sorbara
Mancano tutte le coordinate e, sembra un bel copia incolla, da internet.
Se vuoi che li pubblichi devi “popolare” con i dati questo vettore (un vettore per ogni incidente):
{
“city”: “città“,
“state”: “stato”,
“icon”: “iconyellow”,
“minzoom”:”6″,
“name”: “titolo da assegnare al messaggio”,
“lat”: xx.xxxxxxxxx, // <- latitudine in float (numero a virgola mobile) niente virgolette
“lng”: yy.yyyyyyyyy, // <- latitudine in float (numero a virgola mobile) niente virgolette
“html”: “testo da inserire nel messaggio.”,
“link”:”",
“autore”:”Fabio Sorbara”
}
I blocchi (vettori) che ho riportato permettono la creazione dei segnalini (markers). Uno per marker.
Per tutti:
Per velocizzare i lavori nei prossimi post potreste suddividere il commento nelle parti che servono, così ve li pubblico più in fretta. Per quanto riguarda latitudine e longitudine continuate pure a scriverle in forma di angoli. se poi li indicate anche in formato float (virgola mobile) meglio.
maggio 3rd, 2009 at 18:36
Se poi evitate ripetizioni … forse sarebbe meglio.
maggio 3rd, 2009 at 18:56
per Alessio Saccone -> Mancano le coordinate della centrale di Tricastin
per Brusati Nicholas -> le trombe d’aria (sebbene la tua tesi le imputi all’azione dell’uomo) non sono disastri ambientali ma naturali (non si è verificata perdita di materiale chimico/ radioattivo/inquinante).
Stessa cosa per il terremoto dell’Abruzzo
per Tomboni Giorgio -> per l’ICMESA sei arrivato tardi, forse avresti fatto bene a vedere cosa avevano pubblicato i tuoi compagni. (D’Amico 17 febbraio)
maggio 6th, 2009 at 15:22
Vi voglio parlare del disastro ambientale del lago d’Aral:
Il lago d’Aral è vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall’uomo. L’evento è stato definito dal politico come il più grave nella storia dell’umanità.Originariamente infatti, il lago era ampio all’incirca 68.000 km², ma dal 1960 ilvolume e la sua superficie sono diminuiti di circa il 75%. Nel 2007 il lago era ridotto al 10% della dimensione originaria. Questo è stato principalmente dovuto al piano dicoltura intensiva voluto dal regime sovietico dell’immediato dopoguerra. L’acqua dei duefiumi che tributavano nel lago è stata prelevata, tramite l’uso di canali e per gran parte della lunghezza dei fiumi stessi, per irrigare i neonati vasti campi di cotone delle aree circostanti. Sin dal 1950 si poterono osservare i primi vistosi abbassamenti del livello delle acque del lago. Già nel 1952 alcuni rami della grande foce a delta dell’Amu Darya non avevano più abbastanza acqua per poter sfociare nel lago. Il piano di sfruttamento delle acque dei fiumi a scopo agricolo aveva come responsabile Grigory Voropaev. Voropaev durante una conferenza sui lavori dichiarò, a chi osservava che le conseguenze per il lago sarebbero state nefaste, che il suo scopo era proprio quello di “far morire serenamente il lago d’Aral”. Era infatti così abbondante la necessità di acqua che i pianificatori arrivarono a dichiarare che l’enorme lago era ritenuto uno spreco di risorse idriche utili all’agricoltura e, testualmente, “un errore della natura” che andava corretto. I pianificatori ritenevano che il lago, una volta ridotto ad una grande palude acquitrinosa sarebbe stato facilmente utilizzabile per la coltivazione del riso. Per far posto alle piantagioni, i consorzi agricoli non hanno lesinato l’uso di diserbanti e pesticidi che hanno inquinato il terreno circostante. Nel corso di quattro decenni la linea della costa è arretrata in alcuni punti anche di 150km lasciando al posto del lago un deserto di sabbia salata invece del previsto acquitrino. A causa infatti della sua posizione geografica (si trova al centro dell’arido bassopiano turanico) è soggetto a una forte evaporazione che non è più compensata dalle acque degli immissari. L’impatto ambientale sulla fauna lacustre è stato devastante. Il vento che spira costantemente verso est/sud-est trasporta la sabbia, salata e tossica per i pesticidi, ha reso inabitabile gran parte dell’area e le malattie respiratorie e renali hanno un’incidenza altissima sulla popolazione locale. Le polveri sono arrivate fino su alcuni ghiacciai dell’Himalaya.
maggio 7th, 2009 at 21:38
le cordinate della centrale di Tricastin (Francia) sono:
44°19″47′ N 4°43″56′ E
salve…buon lavoro
maggio 7th, 2009 at 21:38
le cordinate della centrale di Tricastin (Francia) sono:
44°19″47′ N 4°43″56′ E
salve…buon lavoro
maggio 10th, 2009 at 16:33
Questa volta vorrei parlare dell’inquinamento delle falde acquifere e come esempio vorrei citare un fatto successo l’anno scorso in Abruzzo.
Gravissimo disastro ambientale a Bussi nascosto per anni
Le dimensioni di questo disastro ambientale superano per estensione geografica del territorio coinvolto, per i livelli spaventosi dei tossici accumulati di nascosto nella discarica e il numero di cittadini esposti trattandosi di milioni di persone nel tempo, ogni possibile limite immaginabile.
E’ stata solo la lotta durissima dei Movimenti e dei cittadini che dal basso ha fatto scoprire questo vero e proprio omicidio ambientale.
Nelle falde valori di inquinanti cancerogeni e tossici con punte di 3000000 di volte superiori ai limiti di legge.
Avvelenamento delle acque destinate al consumo umano.
Quello di Bussi e della Val Pescara in Abruzzo è un disastro ambientale di proporzioni inimmaginabili, unico in Italia e in Europa per le potenziali conseguenze per la salute di 500000 cittadini.
Al WWF, in quanto parte offesa, è stato notificato il provvedimento del PM Aceto con cui sono stati inviati 33 avvisi di garanzia. La sua lettura lascia letteralmente esterrefatti. Le analisi ordinate dal PM hanno accertato nella falda la presenza di sostanze cancerogene e tossiche con punte di 3000000 di volte i limiti di legge per il Cloroformio, 420000 volte per il tetraclorometano, decine di migliaia o migliaia di volte per tante altre sostanze pericolose tra cui Mercurio, Cloruro di Vinile, Tricloroetilene ecc.. La falda profonda è pesantemente inquinata da sostanze tossiche e cancerogene. Fino al 1963 era il fiume Pescara, secondo il PM, a ricevere tutti i rifiuti inquinanti delle lavorazioni poi progressivamente stipati nelle megadiscariche lungo le rive dei fiumi Tirino e Pescara. Il filone relativo all’acqua inquinata distribuita a centinaia di migliaia di cittadini (milioni se si tiene conto dell’arco temporale dell’inquinamento del campo pozzi S. Angelo) nasce da una denuncia del WWF basata, prima, sui referti di analisi condotte e pagate privatamente dall’associazione e, poi, sulla scoperta che gli Enti sapevano almeno dal 2004 in base a decine di analisi ufficiali e documenti ufficiali. In questo caso la condotta delle strutture di gestione e controllo dell’acqua è stata del tutto irresponsabile, tutta volta a minimizzare, cercando di creare incertezza nella popolazione rispetto a fatti incontrovertibili come il grave inquinamento dell’acqua distribuita dai pozzi S. Angelo. Tutto provato da tanti atti pubblici portati alla luce dal WWF e poi confermato addirittura dall’Istituto Superiore di Sanità che nel suo parere dichiarava le acque emunte dal campo Pozzi S. Angelo “non idonee al consumo umano”.
LA VICENDA
Succede che nel 2004, in una regione d’Italia, si scopre che le acque del fiume principale sono pesantemente inquinate da terribili veleni. Sostanza velenose e mutagene che superano i limiti ammessi per ciascuna, fino a formare un minestrone terribile che viaggia nei tubi dell’acquedotto. Non è il semplice sforamento dei limiti di una sostanza, ma sono più sostanze a superare i limiti posti a tutela della salute e – tutti insieme – a rendere quell’acqua pericolosissima, in particolare per le donne in stato di gravidanza e per i bambini. Dal 2004 al 2007, nonostante numerose quanto riservate riunioni a tutti i livelli, dai piccoli comuni, alle province, fino alla Regione, non succede niente, tutto tace. Nel 2007 all’improvviso, su iniziativa del WWF, sono commissionate analisi private e scoppia lo scandalo. Si scopre che l’inquinamento del fiume deriva da una enorme discarica di materiali chimici tossici posta ad appena venti metri dal fiume. Una discarica che, nelle parole del magistrato, è “una delle più grandi discariche tossiche e nocive che esista in Italia, e forse in Europa, talmente grossa che non esiste neppure un sito dove andare a smaltire questo materiale. A fronte di dichiarazioni e fatti tanto preoccupanti gli amministratori locali si mobilitano, ma non per cercare un rimedio, bensì per nascondere tutto ai propri amministrati, con ottimi risultati. Un paio di pozzi sono chiusi, riapriranno poco dopo con l’applicazione di filtri a carbone attivo assolutamente inefficaci nel fronteggiare il pericolo. Intanto il tempo passa e mentre la magistratura scopre che le discariche-bomba sono più di una, gli amministratori locali fanno di tutto per insabbiare la vicenda. In una delle aree individuate in un secondo tempo, il personale del Comando provinciale del Corpo forestale ha scoperto elevate quantità di arsenico, piombo, mercurio, metalli pesanti, sostanze tossiche, acque e falda freatica inquinate, mentre l’analisi del sito principale ha scoperto un vaso di Pandora ripieno di tutto, tanto che gli operatori incaricati delle analisi, pur dotati di tute e maschere hanno accusato malori durante le operazioni di prelievo.
Bussi, una cittadina che sorge alla confluenza dei fiumi Tirino e Pescara e che ha ospitato stabilimenti chimici della Montedison fin da prima della seconda guerra mondiale, nei quali sembra siano stati fabbricati molti prodotti chimici, con una particolare predilezione per i più pericolosi dal punto di vista ambientale. Fino al 1963 gli scarichi finivano direttamente nel fiume e a quell’epoca risale la costruzione della discarica abusiva, la più grande, quella accanto al fiume e all’autostrada dove, anche dopo il fermo degli impianti, hanno continuato ad affluire camion da tutto il paese.
Ora l’area è divenuta sito di bonifiche nazionale.
BUSSI OGGI
Un passo avanti nella questione della discarica più grande d’Europa. La Montedison disposta a investire nella messa in sicurezza del sito. Mentre si aspetta l’udienza preliminare per i 27 indagati dell’inchiesta della discarica di Bussi, fissata per il prossimo 9 luglio, la vicenda potrebbe fare alcuni passi in avanti.
La Montedison, infatti, si è dichiarata disposta a procedere alla messa in sicurezza di emergenza del sito inquinato di Bussi di loro proprietà, nelle more dello svolgimento del processo che dovrà stabilire le responsabilità civili e penali per i fatti contestati.
Bisognerà prima trovare una soluzione per “neutralizzare” le 240 mila tonnellate di rifiuti industriali e poi si potrà pensare alla bonifica del sito. A quali fondi si attingerà – e ne serviranno tanti- per il recupero economico produttivo del sito di Bussi?
Bussi sul Tirino: latitudine 42.13°N longitudine 13.5°E altitudine 344 m.
maggio 14th, 2009 at 21:07
le coordinate del lago d’Aral sono:
45°0′0″Nord
59°56′50″Est
maggio 15th, 2009 at 18:28
L’INQUINAMENTO DEL MARE
La più visibile e familiare forma di inquinamento del mare è quella legata ai riversamenti di petrolio dalle petroliere.
Questo tipo di inquinamento (inquinamento da idrocarburi) può essere sistematico o accidentale. Quello accidentale è prodotto, nella maggior parte dei casi, dal riversamento in mare di ingenti quantità di petrolio da petroliere coinvolte in incidenti di navigazione (collisioni, incagliamenti, incendi, esplosioni, naufragi) ed è causa di considerevoli danni agli ecosistemi marini e litorali.
Tra i disastri marini accidentali più famosi si ricordano i seguenti:
- la Amoco Cadiz nel 1978 riversò nelle acque dell’Atlantico, davanti alle coste francesi del Finistère, 200000 tonnellate di petrolio;
- nel 1979 al largo di Trinidad e Tobago la collisione di due superpetroliere, la Aegean Captain e l’Atlantic Empress, provocò la fuoriuscita di circa 270000 tonnellate di petrolio;
- a distanza di 20 anni dall’incidente della Exxon Valdez (30000 tonnellate di greggio che hanno causato la morte di almeno 25000 uccelli, più di 3000 tra foche e lontre e 22 balene), avvenuto in Alaska nel 1989, è ancora possibile rilevare in quella zona tracce di petrolio (gli effetti di questa forma di inquinamento non sono quindi solo a breve termine);
- nei fondali del Mar Ligure è possibile rinvenire il petrolio della Haven, affondata nel 1991;
- la Erika, nel dicembre 1999, riversò sulle coste della Bretagna 13000 tonnellate di greggio;
- il disastro della Jessica, nel gennaio 2001 davanti alle isole Galápagos, mise a rischio la preziosa oasi naturale e costrinse le autorità ecuadoriane a evacuare gli animali e dichiarare lo stato d’emergenza;
- la Prestige, che naufragò al largo delle coste spagnole nel 2002, ha causato perdite economiche ingenti, danneggiando gravemente la pesca locale.
Può essere tuttavia interessante e curioso sapere che solo il 10% degli idrocarburi che contaminano i mari proviene da riversamenti accidentali. Il resto proviene da fonti croniche (inquinamento da idrocarburi sistematico), quali la ricaduta di particelle inquinanti dall’atmosfera, infiltrazioni naturali, dilavamento degli oli minerali dispersi nell’ambiente, perdite di raffinerie o di impianti di trivellazione su piattaforme in mare aperto, scarico a mare di acque di zavorra da parte di navi cisterna e petroliere.
Il disastro marino su cui ho voluto focalizzare la mia attenzione è quello verificatosi il 16 gennaio 2001 al largo delle isole Galapagos. La petroliera ecuadoriana “Jessica”, carica di petrolio destinato alla flotta di navi da crociera che fanno servizio alle Galapagos, si arenò su una secca a poche centinaia di metri dal porto dell’isola di San Cristobal. Dopo l’impatto, la nave si inclinò su un fianco e dai serbatoi squarciati cominciarono a riversarsi in mare migliaia di litri di petrolio. Solo due giorni dopo vennero allertate le squadre d’emergenza dell’Ecuador che arrivarono sul posto quando già il carburante si era esteso su migliaia di chilometri quadrati, raggiungendo le coste Sud americane. Raggiunti dalla marea nera, uccelli e pesci morirono a migliaia. Mentre gli equipaggi dei guardacoste arrivati dagli Stati Uniti cercarono di raddrizzare la “Jessica” per fermare la fuoriuscita del carburante, altre squadre di soccorso si diedero da fare per raccogliere il petrolio dalla superficie marina e per ridurre con solventi chimici la massa nera. Altre squadre di volontari si preoccuparono di raccogliere e curare gli animali (pellicani, leoni marini, tartarughe giganti ecc.) rimasti invischiati nel petrolio e nel catrame lavandoli e alimentandoli prima che il freddo e le sostanze venefiche li uccidessero. Fortunatamente le correnti marine erano dirette verso nord e spingevano quindi, seppur lentamente, le chiazze nere fuori dall’arcipelago. Una parte del combustibile tuttavia, il pericoloso bunker, era troppo denso per galleggiare e si inabissò nel mare, distruggendo ogni forma di vita vegetale e animale sui fondali.
Il centro di ricerca “Charles Darwin” individuò circa 650 punti critici contaminati dal petrolio in seguito a questo disastro ambientale.
COORDINATE ISOLE GALAPAGOS (mi sono posizionato su un punto a caso di una delle 14 isole) : 0°50′3.18′′ Sud / 91°3′8.72′′ Ovest
maggio 17th, 2009 at 19:43
Il Tr24 erutta
Sono ormai passati 15 anni da quanto il 28 febbraio 1994, il territorio del Parco del Ticino è stato inondato dalla pioggia di petrolio fuoriuscito dal pozzo TR24d (deviato) del campo petrolifero AGIP di Trecate-Villafortuna posto a cavallo fra le regioni Piemonte e Lombardia.
Le condizioni normali di perforazione di un pozzo petrolifero richiedono il mantenimento di una pressione idrostatica superiore alla pressione del fluido contenuto in uno strato. Quando la pressione idrostatica è inferiore alla pressione di strato si determina un l’ingresso dei fluidi dallo strato del pozzo con inizio di un “Kick”. Un kick non è particolarmente pericoloso se si conoscono gli strumenti per limitarne il suo volume o portarlo in superficie senza fratturare la formazione. Le alte pressioni che lo accompagnano possono tuttavia a causa di errori umani, insufficienti procedure o mancanza di attrezzature, portare a situazioni catastrofiche come un’eruzione “Blow out” incontrollata.
Nel pozzo Tr24 alle 15.30 del 28 febbraio 1994 si è verificato un Blow out. La causa scatenante è stata un kick che si è prodotto a seguito della rottura di un’asta della batteria in pozzo con caduta in fondo allo stesso dello scalpello e d una colonna di asta lunga circa 350 m. il motivo della rottura è stato attribuito ad un meccanismo di “infragilimento per fatica”e alle modalità con le quali sono sate eseguite le operazioni di recupero della batteria dopo la rottura .
I cittadini di Romentino e Trecate sentono un boato fortissimo, una nube costituita da petrolio greggio,acqua, zolfo e idrocarburi si solleva dal pozzo e si unisce alla pioggia che cade sulla zona. Il vento soffia in direzione dell’abitato di Trecate, su cui inizia a cadere una densa pioggia nera oleosa con un odore di nafta fortissimo che irrita occhi e gola. La fuoriuscita di idrocarburi è avvenuta all’altezza di circa 2 metri dal piano sonda, cioè a 12 metri dal piano campagna. L’altezza del getto di materiale liquido è stata nell’ordine di circa 20 metri mentre l’altezza del pennacchio gassoso è risultata variabile nel tempo, con valore medio codi circa 62 metri da piano campagna.
Non vi era un piano di emergenza.
Vengono chiuse l’autostrada To-Mi, la Statale 11, la ferrovia Torino-Milano e per tre ore viene deviato il traffico aereo per impedire esplosioni in quota. In serata si evacuano gli abitanti nel raggio di 1 km dal pozzo ma per tutta la notte e per i giorni seguenti verranno fornite dalle autorità solo informazioni generiche e tranquillizzanti ai cittadini.
Le autorità sminuiscono il problema ma i cittadini pretendono la chiusura delle scuole, cercano informazioni più precise, nasce un Coordinamento dei Comitati Ambientali delle due sponde del Ticino.
L’eruzione dura tre giorni e viene bloccata da una frana naturale, nei giorni successivi i cittadini notano irritazioni sulla pelle, alla gola e trovano animali morti nelle campagne.
Una ricostruzione più empirica, ma ritenuta più realistica dei quantitativi di materiale fuoriusciti sì può ricavare a partire dalla quantità di petrolio effettivamente recuperato e dalla composizione del greggio presente nel pozzo di Trecate. Partendo quindi dalla quantità di petrolio recuperato comunicato da AGIP pari a circa 8.000 tonnellate, e tenendo conto che circa 2000 tonnellate sono state assorbite dal terreno o confluite nei corsi d’acqua, della frazione di idrocarburi leggeri circa 5000 tonnellate (circa il 30% del peso del greggio) dispersa in atmosfera,, della quantità di acqua che compone il greggio circa il 12,5 % pari a 2000 tonnellate, del fango di perforazione espulso circa 170 tonnellate, si arriva a più di 17.000 tonnellate di materiale fuoriuscito.
Non vengono mai divulgati i dati sulle sostanze emesse, di cui si sa per certo che alcune hanno potenziale cancerogeno. Inizia una nuova fase di confusione, in cui i comitati ambientalisti si battono per ottenere verità ma sono costretti ad entrare sempre più in questioni tecniche specifiche, che non interessano particolarmente la popolazione.
In base al valore della concentrazione di idrocarburi il territorio viene diviso in tre zone:
Zona 3 la più inquinata che si estende per circa 40 ettari dal pozzo TR 24 verso sud, la cui concentrazione supera i 10.000 mg/kg.
Zona 2 fascia intermedi di circa 500 ettari la cui concentrazione è compresa tra 50 e 10.000 mg/kg.
Zona 1 la meno contaminata corrispondente a circa 1000 ettari la cui concentrazione è inferiore a 50 mg/kg.
La ricaduta di idrocarburi ha da un lato modificato la composizione chimica del suolo, dall’altro ne ha modificato la tessitura; specie sui terreni prossimi al pozzo l’idrocarburo ha provocato un effetto di impermeabilizzazione del terreno impedendo la normale percolazione e circolazione dell’acqua. Conseguenza di tale effetto è un forte decremento della capacità di germinazione ed anche successivamente di quelle di crescita, con formazione di piante a sviluppo più stentato e della formazione di piantine anomale.
Il disastro del pozzo TR24 ha indubbiamente compromesso l’immagine di Agip, che immediatamente si è attivata per pulire le macchie lasciate dall’eruzione. L’emergenza faunistica inoltre prevedeva: il recupero degli esemplari imbrattati e cura degli stessi e l’allontanamento degli esemplari sani dalla zona per evitare loro dei danni; Questi poi sono poi stati inviati nell’oasi WWF di Vanzago dove esiste un cento di recupero per animali selvatici.
Un intero paese viene lavato da cima a fondo. La bonifica riguarda case, strade e terreni, dura 5 anni e restituisce alle coltivazioni gran parte delle terre inquinate anche se con ancora una significativa presenza di idrocarburi, quelle più inquinate sono tuttora inutilizzabili.
Si sospetta che gli idrocarburi siano penetrati in profondità e che molto lentamente potrebbero inquinare le falde acquifere che si riversano nel Ticino, processo che potrebbe rivelarsi anche tra molti anni.
Oggi la zona più vicina al pozzo è completamente abbandonata.
TRECATE – LATITUDINE NORD 45°25’53” LONGITUDINE EST 8°44’21”
maggio 18th, 2009 at 15:37
Le sostanze che producono la maggior parte dell’inquinamento atmosferico (circa il 98%) sono ossido di carbonio, gli ossidi di zolfo, gli idrocarburi, sostanze allo stato di particelle e gli ossidi di azoto; tra questi, gli ossidi di zolfo, incidono per circa il 18%. Spesso si fa distinzione tra due tipi di inquinamento. Il primo è caratterizzato dalla presenza dell’anidride solforosa e di fumo della combustione incompleta del carbone e da condizioni atmosferiche di nebbia e freddo. In ragione della sua natura chimica, questa situazione prende il nome di ” tipo riducente di inquinamento”. Il secondo è caratterizzato dalla presenza di idrocarburi, ossidi di azoto e ossidanti fotochimici; proviene dai gas di scarico delle automobili e si presenta soprattutto in aree dove la luce solare intensa innesca reazioni fotochimiche nelle masse di aria inquinata che vengono intrappolate dallo strato di inversione termica
A causa della sua natura, questa situazione è denominata 2° tipo ossidante di inquinamento o inquinamento atmosferico fotochimico. Episodi acuti di inquinamento atmosferico elevato possono rendersi responsabili di decessi e malattie. Ad ammalarsi e morire, in genere, sono soprattutto gli anziani, soprattutto se questi sono affetti da disturbi cardiaci o respiratori o da entrambi i tipi. Nel 1952 a Londra si verificarono 4 giornate di smog eccezionale: per le sue conseguenze morirono circa 4000 persone.
Si può dire che l’inquinamento atmosferico di tipo riducente comporta danni alla salute che si manifestano nel breve termine. Sembra invece meno certo il nesso tra l’inquinamento di tipo ossidante fotochimico e episodi acuti di compromissione della salute; si sono riscontrate tuttavia somiglianze statisticamente significative tra concentrazioni di ossidanti nell’aria e ricoveri ospedalieri per manifestazioni allergiche, infiammazioni a carico degli occhi, infezioni delle vie aree superiori, influenza e bronchiti.
Gran parte dei processi inquinanti che si sviluppano nell’atmosfera sono da attribuire alla interazione delle radiazioni elettromagnetiche (sotto forma di fotoni) con le molecole. Non sempre però questo tipo di interazione riesce a sviluppare fenomeni inquinanti, ciò avviene quando si vengono a creare condizioni particolari. Infatti solo le molecole che assorbono la radiazione di una particolare frequenza subiscono una reazione: l’entità di questa reazione è direttamente proporzionale al prodotto dell’intensità luminosa per il tempo di irraggiamento.
Questi processi fotochimici avvengono perché l’assorbimento di un fotone produce un’eccitazione della molecola, ossia una transizione a stati corrispondenti di livelli energetici superiori, cui corrisponde una maggiore reattività chimica. Tutto ciò permette a molecole chimicamente inattive di reagire o di accelerare processi che in condizioni normali si svolgerebbero lentamente. Rispetto alle reazioni termiche, quelle fotochimiche presentano il vantaggio della selettività: a una determinata frequenza della radiazione corrisponde una specifica reazione di una sostanza chimica. E’ però importante ricordare che la maggior parte delle sostanze chimiche non reagisce fotochimicamente perché la durata media dell’eccitazione delle molecole non è sufficientemente lunga da permettere la reazione; quindi la molecola perde l’energia ceduta dalla radiazione, prima che la sua trasformazione abbia luogo.
LE COORDINATE DI LONDRA SONO: 51°30′28″ LATITUDINE NORD 00°07′41″ LONGITUDINE OVEST
=) arrivederci prof =)
maggio 18th, 2009 at 15:49
Salve Prof
Vorrei parlarle di un disastro ambientale successo in Indonesia,cioè un rapporto creato dal Greenpeace, dello scorso anno, in cui si denuncia l’abbattimento delle foreste, in Indonesia, per far posto alle piantagioni di palma.
L’olio del frutto della palma viene ampiamente impiegato nell’industria cosmetica, alimentare e nella produzione di biocarburanti.
Il disboscamento a favore delle coltivazioni di palme è responsabile di ben il 4% delle emissioni totali di gas serra.
L’espansione delle piantagioni di palma da olio nelle foreste indonesiane viene praticata inserendo nel terreno un reticolo di canali. Questi vengono inizialmente impiegati come via per il trasporto dei tronchi di valore commerciale rimossi dalla foresta, quindi vengono svuotati per far defluire l’acqua e prosciugare il terreno. Nonostante questa pratica sia vietata, la biomassa residua viene normalmente rimossa con il fuoco immettendo nell’atmosfera grandi quantità di CO2.
Ma non si tratta degli unici rischi per l’ambiente provocati dall’olio di palma.
Molti sostengono che non sarebbero affatto nocive e che non avrebbero alcuna conseguenza sull’ecosistema marino, ma i pescatori del luogo hanno affermato di aver visto molti pesci morti galleggiare sull’acqua.
L’unica cosa che sembra accertata è la gravità di più di un disastro ambientale, provocato dallo stesso fattore: l’olio di palma.
Un’industria che non può certo essere fermata, dal momento che ne va dell’economia di molti Paesi in via di sviluppo.
Quello che andrebbe cambiato è il modo di sfruttare le risorse.
Le coordinate dell’ Indonesia sono 5° 00’ S, 120° 00’ E
maggio 18th, 2009 at 17:18
Salve prof,vorrei parlarle dei sottomarini nucleari affondati che causano danni notevoli all’ambiente. Uno di questi è a Caprera dove si incaglia un sottomarino nucleare statunitense.
Incidente nucleare sfiorato nel mare di Sardegna,un sottomarino della classe Los Angeles mosso da reattore nucleare e armato probabilmente con testate atomiche, si è incagliato su una secca al largo di Caprera e si pensa sia stato usato l’utilizzo del natante. L’incidente, avvenuto a fine ottobre ma tenuto segreto fino a ora, ha portato al licenziamento del comandante e del capitano della squadriglia di base a La Maddalena.
Ben 110 metri di lunghezza, per una stazza di 7.000 tonnellate d’acciaio: una potentissima macchina da guerra – un Ssn 768 Hartfordha spanciato sulla secca dei Monaci con il suo carico di missili cruise, siluri e probabili testate atomiche. Si è temuto subito per dei danni al propulsore nucleare, ma fortunatamente non ci sono state lesioni allo scafo.Sono stati salvati i 119 uomini a bordo e la macchina da guerra è stata così ricondotta alla base, ma non potrà più affrontare gli abissi.
La vicenda, che sarebbe dovuta restare segreta, ha portato alla rimozione dagli incarichi sia del comandante del sottomarino, Christopher R. Van Metre, sia del capitano della squadriglia di base a La Maddalena, Greg Parker, a testimonianza della gravità dell’accaduto.
Le coordinate sono 39°13´N 009°07´E.
maggio 18th, 2009 at 20:12
Gli incidenti nucleari sono stimati secondo una scala di gravita che va da 0 a 7.Da 5 al 7 sono quelle dovo si trovano morti e incontaminati.Al giorno d’oggi molto incidenti non vengono più neanche segnalati,molti sono tenuti nascosti.Alcuni che sono stati tenuti di nascosto sono: 7 ottobre 1957: si incendia un reattore che produceva plutonio a nord di Liverpool .Tutto il materiale radioattivo si diffonde nella campagna.Solo nel 1983 il governo britannico affermò che sono morte 39 persone di cancro a causa dell’esplosione.Lat 53° 25′ Nord; Long 3° 0′ Ovest. 3 gennaio 1961: guasto ad un reattore vicino alle cascate di Idaho negli Stati Uniti,sono morti 3 persone e molti altri sono stati contaminati.Long 116° 13′ ovest; Lat 43° 37′ nord. 5 ottobre 1966:un cattivo funzionamento dell’impianto di raffreddamento causa una parziale fusione del nucleo del reattore sperimentale Enrico Fermi a Detroit. Long
83° 05′ ovest Lat 42° 23′ nord. 22 Marzo 1975 : incendio al reattore Brown Ferry in Alabama. danni per 100 milioni di dollari e conseguenze non dichiarate. Long:86° 55′ ovest Lat: 33° 30′ nord 28 marzo 1979 : avviene il più grande incidente nucleare in un impianto civile negli USA ; guasti tecnici determinano la perdita di liquido refrigerante e la fusione del nucleo nel reattore Three-Mile Island, in Pennsylvania. 11 febbraio 1981 : fuoriuscita di oltre 480.000 litri di liquido radioattivo dall’impianto Sequoia 1 nella Tennessee Valley negli USA.
25 aprile 1981 : oltre 100 operai sono esposti alla contaminazione di materiale radioattivo fuoriuscito dalla centrale di Tsuruga in Giappone.
6 gennaio 1986 : un cilindro contenente materiale radioattivo esplode nell’impianto Kerr-McGee in Oklahoma.
26 aprile 1986 : gravissimo incidente alla centrale di Chernobyl, che provoca la formazione di nuvole radioattive che sorvoleranno mezza Europa.
30 settembre 1999 : a Tokaimura, a nord di Tokio, si verifica il più grave incidente nucleare giapponese in uno stabilimento per il trattamento dell’uranio.
giugno 8th, 2009 at 19:49
non mi piace sta roba