Rubrica ICT-News

<-back

Rivista Communications ACM, Technews, gennaio 2006
(Association for Computing Machinery)

Qual è la nazione più innovativa in Europa?
IDG News Service (6/1/2006), Peter Sayer
In una recente indagine Eurostat ha utilizzato parecchi metodi per analizzare la leadership europea nell'Information Technology con Malta che si trova prima nella percentuale di prodotto esportato in IT , mentre la Germania ha la maggioranza nei brevetti e i paesi Scandinavi hanno le reti di telecomunicazioni più sofisticate. L'Italia ha il primo posto per industrie di alta tecnologia con 30651 anche se Eurostat vi ha incluso produttori di veicoli, prodotti chimici e relativi macchinari nella categoria. Benché possa vantare solo metà del totale delle industrie high tech dell'Italia, la Germania ha imprese più grandi con una produzione generalmente superiore. La Germania ha anche una maggiore percentuale di industrie manifatturiere rivolte alla tecnologia rispetto alla maggioranza delle nazioni europeee seguita da vicino dalla Francia e Gran Bretagna. Il declino dell'industria pesante ha stimolato l'interesse britannico nell'high tech benché la nazione sia più portata ai servizi che alla produzione. L'industria ha sponsorizzato il 54 % della ricerca e sviluppo continentale in confronto con il 63% negli USA e il 75% in Giappone. La Commissione Europea spera che gli investimenti europei in ricerca e sviluppo raggiungeranno il 3% del PIL entro il 2010 con l'industria che finanzi i due terzi. I paesi Scandinavi guidano la classifica nella percentuale di investimenti in ricerca e sviluppo nel 2004 con la Svezia a 3'74% del suo PIL seguita dalla Finlandia al 3.51% e Danimarca al 2.63. Il numero di brevetti concessi può essere una misura più accurata dell'innovazione rispetto agli investimenti nella ricerca. Dal 2000 al 2004 l'ufficio europeo brevetti ha concesso alla Germania il maggior numero con 714 con una Francia distanziata a 466 mentre gli USA e il Giappone entrambi hanno avuto più di 1000 brevetti nello stesso periodo.

L'utilizzazionedi codici a colori per il browsing del web
Newsweek International (16/1/2006), Christian Caryl
Il codice a barre ha ispirato i ricercatori a realizzare una versione a colori che può alla fine essere usata per permettere agli utenti di cercare più informazioni nel Web sulle ditte e i loro prodotti e servizi. Molti anni fa scienziati informatici coreani hanno sviluppato codici a colori che possono essere usati nei logo delle compagnie o in altri disegni. E ora un gran numero doi compagnie stanno lavorando per fornire un mezzo ai consumatori per ottenere un accesso immediato a informazioni sul Web per mezzo di un codice a colori.
Gli scanner sono capaci di leggere i colori più facilmente e leggere il codice da più lunghe distanze e a bassa risoluzione. Inoltre il Colorzip è progettato per fornire un indice per contenti che è memorizzato su un server confrontato ai codici a barre che contengono grandi quantità di dati. Colorzip prevede di dare agli utenti di telefoni cellulari la possibilità di puntare una lente fotografica verso tutto ciò che ha un codice a colori così come un avviso pubblicitario in un giornale e ricevere gli ultimi prezzi di Borsa e le notizie sulla compagnia visualizzate sul display. C'è ancora discussione se la tecnologia è adatta per transazioni finanziarie perché la pssibiltà ci copiare o fotografare i codici la rende vulnerabile agli hacker.

Durante le vacanze di 50 anni fa, due scienziati tratteggiarono l'Intelligenza Artificiale
Pittsburgh Post-Gazette (2/1/2006), Byron Spice
Gli scienziati della Carnegie Tech Herbert Simon e Allen Newell inventarono il primo dispositivi ad intelligenza artificiale durante le vacanze di Natale di 50 anni fa. Otto mesi dopo fecero girare il programma Logic Theorist sul computer Rand JOHNNIAC rivoluzionando il modo con cui le persone pensano la funzionalità dei computer. Disse Randal Bryant "Per Newell e Simon pensare di fare qualcosa di intelligente con tale enorme stanza di valvole deve essere stato un bel gran passo. Mentre molto della loro ricerca originale è stata oscurato Bryant continua a credere che la loro opera ha aperto la strada alle tecnologie attuali di traduzione meccanica, riconoscimento vocale e robotica. Newell portò un background matematico allo sviluppo dei computer avendo lavorato su simulazioni di mappe di radar prima di mettersi con Simon. Tale esperienza portò all'idea di usare i computer per manipolare simboli che successivamente condusse i due a sviluppare un programma per il gioco degli scacchi basato su euristiche, cioè regole di buon senso che le persone invocano per risolvere problemi geometrici. La nozione che informazione e conoscenza possa essere scritta in programmi per computer come logica simbolica fu una delle due prevalenti scuole di pensiero in intelligenza artificiale in competizione con la logica formale. Nella decade passata strumenti statistici hanno sviluppato l'intelligenza artificiale portando infine a un computer che ha sconfitto il campione mondiale di scacchi nel 1997 come Simon aveva previsto 40 anni prima.

Migliori delle persone
Economist (6/1/2006), Vol. 377, No. 8458
Scienziati giapponesi continuano a svolgere ricerche sulle interfacce umane per rendere l'interazione fra i robot e le persone più semplice o avere fattezze umane. Ad una esposizione mondiale quest'estate nella prefettura di Aichi era esposto un robot tata e Sony e Honda continuano a far progressi sui loro robot QRIO e ASIMO rispettivamente. Per il Giappone il service robot aiuterà la nazione a far fronte al suo picco di popolazione e permetterà ai giovani di focalizzarsi meglio su scienza, affari ed altri compiti creativi e ad alta intensità di conoscenza. Il mercato per tali robot potrebbe crescere a 10 miliardi di dollari in un decennio secondo un rapporto governativo diffuso a maggio.
I Giapponesi hanno abbracciati l'idea di avere robot per i malati, la pulizia, la sicurezza di case e uffici e provvedere alla direzione sulle strade e si prevede che avere robot umanoidi sia meglio che ricorrere a lavoratori stranieri. Tuttavia i Giapponesi possono trovarsi più a suo agio con i robot perché ha difficoltà a comunicare con gli altri " perché essi devono sempre pensare a come gli altri si sentono e a come quello che dicono influenzerà gli altri" afferma Karl MacDorman un ricercatore dell'università di Osaka. In più il Giappone non sembra preoccuparsi sull'impatto dei robot umanoidi sulla società.

< back           ^ top