Omar Notizie n° 35 - 17 Gennaio 2005

INIZIATI GLI INCONTRI SINDACATI-MINISTERO PER LA RIFORMA DELLA SECONDARIA

Giovedì 13 gennaio sono iniziati in Viale Trastevere gli incontri che hanno visto di fronte, per la prima volta, i sindacati di categoria e il Ministro dell'Istruzione, oltre ad alcuni rappresentanti delle parti sociali (Confindustria e Confartigianato), per la discussione sulla bozza di decreto relativa alla riforma della scuola secondaria superiore, formulata da una commissione di esperti esterni e dal ministero.
Durante gli incontri, l'obiettivo del ministro Moratti sarà quello di valutare, prima con i sindacati e poi con le parti sociali, quali potranno essere i correttivi da apportare: se tutto andrà come spera il ministro, lo schema di decreto legislativo, riveduto e corretto, verrà condotto entro ottobre 2005 in sede di Consiglio dei Ministri. Ma la discussione si prevede non facile, perché le organizzazioni sindacali hanno già posto in modo chiaro il problema dei numerosi posti di lavoro che verrebbero ad essere tagliati se la riforma, come vorrebbe il governo, dovesse entrare in atto a partire dall'anno scolastico 2006/'07.
Sono previsti otto tipi di licei diversi, comprendenti a loro volta venti indirizzi: sette di tipo tecnologico, quattro economico, tre artistico e, infine, due tipologie di coreutico e musicale. Sul fronte delle materie, invece, una delle novità più importanti sarà introdotta dalla presenza della filosofia e dellaseconda lingua comunitaria in tutti licei: tra le altre materie obbligatorie, a prescindere dall'indirizzo, dovrebbero esserci la conoscenza del mondo classico (o la letteratura italiana e latina), l'inglese, la storia, la matematica, l'informatica, fisica e chimica, biologia e scienze della terra, educazione fisica e religione (sempre se i ragazzi se ne vogliano avvalere). Sparirà l'insegnamento del Diritto.
Tutti i licei saranno articolati in due bienni e i un anno conclusivo, con sbocco naturale all'Università. E' prevista una nuova struttura anche per le ore di lezione, che diventeranno 30 a settimana per i licei privi di indirizzo e 33 a settimana per i tre licei con indirizzo (la nostra scuola dovrebbe essere una di queste): alcune ore saranno opzionali. L'incremento, rispetto ad oggi, sarebbe garantito solo per il liceo classico, che attualmente si svolge su un orario di 27-29 ore settimanali. Tutte le altre scuole, invece, subiranno drastici ridimensionamenti perché gli istituti tecnici oggi sono a 36 ore settimanali, i professionali arrivano a 40 ore settimanali.
Gli istituti tecnici e le scuole d'arte saranno assorbiti dai licei con l'approvazione della Confindustria; dunque anche quella che poteva sembrare un'ultima speranza, cioè che almeno gli industriali difendessero gli attuali istituti tecnici, viene a morire.
Gli istituti professionali si articoleranno in percorsi di 3 o 4 anni, che daranno luogo, rispettivamente, al conseguimento di un certificato di qualifica e di un diploma professionale. Gli studenti che otterranno il diploma professionale potranno accedere all'istruzione tecnica superiore oppure, dopo un anno integrativo, all'Università.
In virtù della legge n. 53 ogni studente avrà il diritto, sulla base dei crediti didattici accumulati, di cambiare indirizzo liceale, ma anche di passare dai licei ai professionali e viceversa.

Una forte opposizione, durante questo primo incontro delle parti, è stata avanzata dai sindacati in merito alla scelta della scuola nel passaggio dalle medie alle superiori, poiché si ritiene che a 13 anni gli studenti non abbiano ancora gli strumenti sufficienti per valutare se scegliere il percorso liceale o quello professionale: il timore è che si crei un divario troppo ampio in futuro tra coloro che avendo scelto il liceo e l'università di troveranno in posizione culturale di vantaggio, rispetto agli altri che invece avranno optato per gli istituti professionali. Si vuole evitare insomma una differenziazione eccessiva nella popolazione del Paese. Qui bisognerà vedere se il ministro e i cosiddetti "esperti" vorranno ascoltare.
Altro nodo su cui le organizzazioni sindacali hanno posto una lunga serie di interrogativi e di perplessità è quello del passaggio alla gestione regionale degli istituti professionali, prevista, pare, già da quest'anno.
Si tratterebbe di capire da chi verrà gestito il personale abilitato precario; abilitato indistintamente per insegnare in tutti i tipi di istituti, inserito nelle graduatorie permanenti? E quello di ruolo Dipenderà da un Csa regionale o come avviene oggi dagli ex provveditorati?
Il ministero vorrebbe anche introdurre una serie di insegnamenti e attività opzionali di tipo facoltativo: saranno i singoli istituti, sulla base delle peculiarità locali, specifiche in base al tipo di indirizzo e sulle richieste delle famiglie degli studenti, a determinarne i contenuti. E' ipotizzabile che i Collegi docenti sia in grado di operare una simile scelta? Un aspetto non trascurabile è che per l'insegnamento di queste ore aggiuntive, laddove l'offerta formativa dovesse prevedere specifiche professionalità non riconducibili agli ambiti disciplinari per i quali è prevista l'abilitazione, potranno stipulare anche contratti di diritto privato con esperti, in possesso di adeguati requisiti tecnico-professionali. Vale a dire in sostanza che gli insegnanti, non solo saranno estromessi dalla scuola in seguito ai tagli conseguenti alla riforma, ma saranno pure sostituiti da "esperti" esterni con contratti che esulano totalmente da quelli previsti per l'insegnamento.
La bozza di decreto contiene delle novità per quanto riguarda la valutazione: ogni promozione non sarà infatti più annuale, ma avverrà alla fine di ogni biennio. Negli anni intermedi gli studenti potranno essere respinti solo per motivi gravi e comprovati. Nel passaggio del secondo e del quarto anno i docenti dovranno effettuare prove mirate a verificare il raggiungimento di tutti gli obiettivi intermedi (specie di esamini?).
Il ministero ha inoltre intenzione di riproporre una vecchia regola relativa al tetto alle assenze (25% del monte ore annuale), superato il quale lo studente non avrà i requisiti per essere valutato e quindi non sarà ammesso alla classe successiva.

Anche la secondaria superiore vedrà l'introduzione della figura del tutor, come sta accadendo gradualmente da settembre per la scuola primaria e media inferiore: un docente, votato da in ogni consiglio di classe (sic!), dovrà orientare nelle scelte didattiche (ma anche nei rapporti esterni alle scuola, come ad esempio per gli stage) e condurrà i rapporti con le famiglie. Il tutor sarà inoltre responsabile del portfolio di ogni studente: il fascicolo che contiene i dati relativi al percorso formativo. Ed anche questo punto sarà motivo di discussione, visto ciò che sta accadendo nelle scuole medie ed elementari.
Questa settimana dovrebbero proseguire gli incontri, con la presenza dei rappresentanti delle Regioni. Obiettivo: sentire anche il loro parere sulla questione degli istituti professionali.

Dario Balzaretti