Omar Notizie n° 21 - Aprile-Maggio 2000

IL PIANO DELL'OFFERTA FORMATIVA - 1
Il documento dove giocheremo il futuro del nostro Istituto

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno scolastico. Una delle operazioni fondamentali nell’ambito dell’autonomia è la redazione del P.O.F. (Piano dell’Offerta Formativa), che deve essere attuata entro il termine delle lezioni affinché possa essere presentato, discusso e approvato in seno al Collegio Docenti. Il P.O.F. costituisce il documento ufficiale con cui la Scuola si presenta all’utenza; si tratta di un documento complesso e in divenire, nel senso che alcune parti di esso ogni anno devono essere mutate e adeguate alle esigenze che strada facendo si vanno rilevando, ai nuovi progetti in cui la scuola dell’autonomia è chiamata ad operare, alla risoluzione dei sempre più frequenti e rilevanti problemi che si presentano nella didattica.

Il P.O.F. è un “contratto” con cui la Scuola si pone pubblicamente in gioco e sul quale verrà giudicata sia a livello istituzionale (M.P.I. e commissioni regionali di valutazione dei Dirigenti scolastici e delle scuole) sia a livello di utenza. Poiché la complessità del documento e la sua intrinseca importanza esigono un adeguato confronto, pubblico di seguito alcuni degli aspetti normativi e alcuni documenti ministeriali, affinché vi sia da parte di tutti noi la consapevolezza del lavoro che ci attende e soprattuto affinché si chiariscano alcuni argomenti che sono dibattuti continuamente in Sala Insegnanti e nei corridoi con una “vis polemica” che non giova né a chiarici le idee né a produrre alcun passo significativo verso l’innovazione nel nostro Istituto.
Dario Balzaretti

CHE COS’E’ IL P.O.F.

Attraverso il Piano dell'offerta formativa l'autonomia costruisce le condizioni giuridiche, organizzative, professionali e di relazione per rendere flessibile l'attività educativa e per migliorarne così l'efficacia. Ciò non vuol dire che crei tutto dal nulla. Nel Piano dell'offerta formativa gli strumenti di flessibilità fanno emergere e consentono di consolidare comportamenti e progetti talvolta già in atto: moltissime istituzioni scolastiche hanno infatti avviato da anni processi di innovazione riuscendo a superare, sia pure con qualche difficoltà, le rigidità proprie del sistema.

Oggi tuttavia la flessibilità, sia quella interna alla singola istituzione scolastica sia quella propria dell'intero sistema di istruzione e formazione, è al tempo stesso più necessaria e più facile. Curricoli flessibili, progettati da docenti messi finalmente in grado di operare in base alle esigenze e alle inclinazioni del singolo studente, conducono quest'ultimo lungo la strada più adeguata perché esprima i talenti che possiede. Le singole scuole dovranno puntare sulla qualità dell'apprendimento per tutti: una qualità in grado di affermarsi sostenendo sia difficoltà e disagi sia potenzialità ed eccellenze.

Il successo formativo si rivela infatti attraverso la corrispondenza tra le potenzialità di ciascuno e i risultati che egli ottiene lungo il suo cammino di apprendimento, nella scuola e fuori di essa, nella fase iniziale della sua formazione e nel corso della sua intera esistenza. Anche l'alunno in situazione di handicap ha un successo formativo da conquistare, un successo che consiste nella piena realizzazione delle sue possibilità. È allora indispensabile che ogni processo di insegnamento determini un preciso percorso di apprendimento i cui tempi e i cui traguardi siano perfettamente proporzionati a ciascuno degli allievi a cui si rivolgono.

La flessibilità interna alla singola istituzione scolastica

La flessibilità consente, all'interno delle scuole di ogni tipo, di articolare il rapporto di insegnamento-apprendimento in forme non rigidamente preordinate, ma determinate in funzione delle esigenze di ciascun alunno. Tra le forme di flessibilità che le istituzioni scolastiche possono adottare il Regolamento cita (art. 4, comma 2)

- l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività

- la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione e l'utilizzazione degli spazi orari residui

- l'attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principio generale dell'integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, anche per alunni in situazione di handicap

- l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso

- l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari.

A queste si devono aggiungere quelle derivanti dalla possibilità di realizzare compensazioni tra discipline e attività della quota nazionale del curricolo (entro limiti che, in questa fase di transizione, sono stati fissati al 15% del loro monte ore annuale), nonché quelle connesse con il potere delle scuole (potere che verrà attribuito quando sarà pienamente attuato l'art. 8 del Regolamento) di decidere le discipline e attività di una specifica quota del curricolo obbligatorio.
L'insieme degli strumenti di flessibilità che ciascuna istituzione scolastica può definire nel suo Piano dell'offerta formativa, e in particolare l'articolazione modulare del monte ore annuale delle discipline e dei gruppi di alunni, consentono di rispondere alle esigenze dei singoli alunni con maggiore efficacia rispetto al passato. I tempi dell'insegnamento possono essere infatti articolati per realizzare, tra l'altro, all'interno del normale orario curricolare,

- specifici percorsi, validi per tutti, di accoglienza, continuità, orientamento e/o ri-orientamento

- fasi di insegnamento intensivo seguite da altre di appoggio · attività laboratoriali pluridisciplinari · diminuzione del numero delle discipline mediante la concentrazione del loro monte ore annuale in un solo quadrimestre In tal modo l'anno scolastico cessa di essere l'unica unità di misura dei processi di insegnamento-apprendimento.
A loro volta i gruppi di alunni possono essere articolati per realizzare, tra l'altro, all'interno del normale orario curricolare,

- gruppi più grandi per le lezioni frontali
- gruppi più piccoli per le esercitazioni, il sostegno, il recupero
- gruppi temporanei di livello
- gruppi di laboratorio
- gruppi per le discipline opzionali
- gruppi per le discipline facoltative

In tal modo la classe, che pur non viene abolita e continua a rispondere al principio dell'integrazione di ciascun alunno, cessa però di costituire l'unica unità di misura dei gruppi di alunni.

La flessibilità propria dell'intero sistema di istruzione e formazione

Se non si guarda all'interno di una singola istituzione scolastica, ma si considera il sistema di istruzione e formazione nel suo complesso, la flessibilità si rivela lo strumento necessario per consentire agli alunni delle scuole secondarie superiori di conseguire il successo formativo utilizzando, se necessario, segmenti diversi appartenenti di volta in volta al sistema di istruzione, alla formazione professionale e al mondo del lavoro.
In particolare, nell'ambito di questa dimensione della flessibilità, attraverso specifiche azioni di orientamento e ri-orientamento, le scuole potranno

- agevolare, ove necessario, il passaggio dell'alunno dall'uno all'altro degli specifici indirizzi della scuola secondaria superiore (è il cosiddetto sistema delle passerelle)

- prevedere e organizzare percorsi anche integrati di istruzione e formazione a) nel sistema di istruzione scolastica b) nel sistema della formazione professionale di competenza regionale c) nell'esercizio dell'apprendistato.

L'innalzamento dell'obbligo di istruzione (Legge 9/99) e l'introduzione dell'obbligo formativo a diciotto anni (Legge 144/99) si collocano in questa specifica ottica dell'autonomia scolastica e avviano così, anche in virtù delle nuove norme sulla formazione professionale e l'apprendistato (Legge 196/97), la costruzione di un vero e proprio sistema formativo integrato.

La flessibilità per rispondere alle difficoltà e ai disagi degli allievi

Nel Piano dell'offerta formativa ciascuna istituzione scolastica definisce, mette a punto e descrive gli strumenti di flessibilità interna ed esterna destinati a rispondere alle difficoltà di apprendimento o ad altri tipi di disagi degli allievi. Le scuole potranno così organizzare, tra l'altro, nel normale orario curricolare

- moduli di allineamento indirizzati a piccoli gruppi e paralleli a quelli delle varie classi, nei quali gli allievi, oltre a proseguire nel normale andamento del programma, sono guidati a lavorare sulle carenze individuali

- discipline e/o attività destinate a far ottimizzare agli allievi l'uso delle proprie capacità
- moduli di passaggio da un indirizzo a un altro di scuola superiore
- moduli di passaggio dal sistema di istruzione a quello della formazione professionale
- moduli di ri-allineamento per chi rientra nel sistema di istruzione

La flessibilità per valorizzare le potenzialità degli allievi

Nel Piano dell'offerta formativa ciascuna istituzione scolastica definisce, mette a punto e descrive gli strumenti di flessibilità interna ed esterna destinati a promuovere il pieno sviluppo della personalità degli allievi e a valorizzarne le potenzialità. Le scuole potranno così organizzare, tra l'altro, nel normale orario curricolare o nella quota facoltativa del curricolo
- moduli di approfondimento per gruppi di eccellenza
- moduli di ri-orientamento per la scoperta di specifiche vocazioni
- discipline e/o attività destinate a costruire crediti formativi aggiunti

Il Piano dell'offerta formativa accresce le responsabilità di chi vive e opera nella scuola

Responsabilità: progettare con il consenso
L'elaborazione del Piano dell'offerta formativa implica un forte coinvolgimento e una significativa responsabilità di tutte le componenti scolastiche. Ogni istituto dovrà di volta in volta individuare gli obiettivi formativi e gli strumenti per raggiungerli, dovrà definire le procedure di autovalutazione e di verifica interna in modo da essere sempre pronto a rendere conto delle ragioni delle proprie scelte; dovrà indicare tempi, criteri e modalità di tali azioni anche ai fini della successiva attività di monitoraggio interna ed esterna. La scuola quindi esprime la propria identità non soltanto attraverso i contenuti del Piano, ma anche attraverso i modi di partecipazione dei soggetti interessati e i meccanismi della progettazione.

La condivisione assume perciò un rilievo del tutto particolare per la qualità del Piano dell'offerta formativa. Un progetto elaborato a tavolino da un piccolo gruppo di innovatori che riesce a farlo approvare per il "rotto della cuffia" - con un minimo scarto di voti, magari per la stanchezza degli organi collegiali chiamati a decidere - ha scarse probabilità di essere poi realizzato davvero: in questo modo la scuola non creerebbe le condizioni per vedere avanzare il proprio livello complessivo. Progettare con il consenso significa allora tenere conto, prima di tutto, di un quadro ampio e variegato di indirizzi, proposte e stimoli.

Modello per la stesura delle Linee essenziali del Piano dell'Offerta Formativa

1. ANALISI DELLA SITUAZIONE NELLA QUALE L'ISTITUTO OPERA ED INDIVIDUAZIONE DEI PROBLEMI SUI QUALI IL POF INTENDE PRIORITARIAMENTE INTERVENIRE NEL CORSO DELL'ANNO SCOLASTICO 1999/2000
1.1 La situazione interna all'istituto ( studenti, risorse umane e professionali, risorse strutturali)
1.2 La situazione esterna ( il territorio)
1.3 Definizione sintetica dell'intervento sperimentale

2. GLI STRUMENTI CON I QUALI S'INTENDE OPERARE
2.1 L'organizzazione
2.2 La didattica ed i contenuti
2.3. La formazione e l'aggiornamento
2.4. Le collaborazioni e i rapporti integrati col territorio
2.5. I processi decisionali

3. LA DOCUMENTAZIONE E LA VERIFICA DEL LAVORO
3.1. I modi della documentazione (materiali ed organizzazione)
3.2. Gli ambiti della valutazione (efficienza ed efficacia)
3.3. Gli strumenti della valutazione

ESEMPI DI VOCI SUGGERITE PER LA STESURA DEI PARAGRAFI DEL DOCUMENTO SULLE LINEE ESSENZIALI DEL POF.

1.1 La situazione interna all'istituto:
- Studenti: tipo di utenza, eventuale livello di dispersione in particolare nelle prime classi, problemi socioculturali (ad esempio l'inserimento di allievi stranieri), problemi di integrazione (ad esempio un consistente inserimento di portatori di handicap)

- Risorse umane e professionali: professionalità degli insegnanti (in termini sia di opportunità, sia eventualmente di carenze), professionalità degli ATA (in termini sia di opportunità, sia eventualmente di carenze), la composizione dello staff di progettazione (in termini sia di opportunità, sia eventualmente di carenze)

- Risorse strutturali: strutture della scuola (laboratori, spazi, attrezzature, ecc. sia in termini di opportunità, sia eventualmente di carenze) e strutture esterne, ma fruibili dalla scuola (opportunità offerte dal territorio o eventuali carenze alle quali si può tentare di sopperire)

1.2 La situazione esterna all'istituto:
- Analisi economica, sociale e culturale del territorio (tipo ed estensione del bacino d'utenza, eventuali manifestazioni di disagio giovanile, possibili conseguenze dei processi di crisi e ristrutturazione economica e produttiva, problemi socioaffettivi connessi con la crisi della famiglia, presenza significativa di cittadini stranieri, ecc.)

1.3 Definizione sintetica dell'intervento sperimentale:
- Obiettivi della sperimentazione (innalzare il livello dell'apprendimento, assicurare agli allievi il successo all'uscita dal corso di studi, costruire una continuità didattica con l'ordine di scuola precedente e/o successivo, migliorare l'immagine della scuola, migliorare le condizioni di lavoro degli insegnanti, aumentare la professionalità dei docenti e/o degli ATA, migliorare le comunicazioni interne e le procedure decisionali, ecc.)

2.1 L'organizzazione:
- Adattamento del calendario scolastico
- Flessibilità dell'orario
- Articolazione flessibile del gruppo classe
- Organizzazione di iniziative di recupero e sostegno
- Attivazione di insegnamenti integrativi facoltativi
- Realizzazione di attività organizzate in collaborazione con altre scuole e con soggetti esterni per l'integrazione della scuola col territorio
- Iniziative di orientamento scolastico
- Iniziative di continuità
- Accordi e convenzioni che coinvolgano più scuole

2.2 La didattica ed i contenuti:
- Il successo scolastico perseguito attraverso attività che amplino l'offerta formativa:

- insegnamento delle lingue comunitarie
- introduzione alle nuove tecnologie ed alla multimedialità
- approfondimenti disciplinari (discipline del curriculum)
- inserimento di temi educativi trasversali (ambiente, salute, pace, fruizione dei beni culturali, ecc.)
- attività espressive (musica, danza, teatro, grafica, ecc.)
- attività della comunicazione (cinema, giornalismo, televisione, ecc.)

Il successo scolastico perseguito attraverso attività che incidano sulle aree di difficoltà di apprendimento, come iniziative di recupero non esclusivamente disciplinare.

- L'orientamento perseguito attraverso l'esplicitazione dello stile cognitivo delle singole discipline

- La continuità orizzontale intesa come coerenza tra i diversi approcci disciplinari all'interno dello stesso corso di studio

- La continuità verticale intesa come coerenza e congruenza degli approcci disciplinari e nelle relazioni tra studenti ed insegnanti all'interno di ordini di scuola successivi

- Iniziative che favoriscano nel primo anno della scuola media superiore l'inserimento degli alunni che accedono al proseguimento dell'obbligo, ma che tendenzialmente non sono interessati al corso di studi

2.3 La formazione e l'aggiornamento
- Sui temi della didattica (disciplinare, trasversale, metodologica,ecc.)
- Sui temi della valutazione (dei risultati raggiunti dagli allievi, del processo d'apprendimento, ecc.)
- Sui temi dell'integrazione ( rispetto a questioni rilevanti di individualità)
- Sui temi dell'interculturalità · Sui temi della psicologia dell'apprendimento e del comportamento
- Sui temi della prevenzione del disagio giovanile

2.4 Le collaborazioni e i rapporti integrati col territorio

I soggetti:
- Altre scuole del territorio (dello stesso ordine o di ordine diverso)
- Altre scuole attraverso reti informatiche
- Enti locali ed Aziende sanitarie locali
- Istituzioni culturali locali (biblioteche, musei, teatri, ecc.)
- Associazioni locali, volontariato e cooperazione sociale (no profit)
- Soggetti economici locali (istituti di credito, associazioni dell'industria, del commercio, dell'artigianato)
- Università
- IRRSAE, Provveditorato
- I centri di formazione professionale

I contenuti:
- Organizzativi (quelli del punto 2.1)